Obama di nuovo presidente: cosa fara’ per il clima?

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Gli Stati Uniti, o almeno una parte di essi, stanno festeggiano la seconda vittoria di Obama alle elezioni presidenziali. Per molti una vittoria scontata, il presidente Premio Nobel per la Pace ha attirato su di sé molte simpatie, ma c’è stato anche chi, nonostante il traguardo appena raggiunto, ha tirato le orecchie al neopresidente. È il commissario europeo per il clima Connie Hedegaard, che dalla sua pagina Twitter, dopo essersi congratulata con Obama, lo ha richiamato all’impegno nella lotta ai cambiamenti climatici.

Non dimenticare il cambiamento climatico questa volta. Abbiamo bisogno di una forte coinvolgimento degli Stati Uniti” twitta la Hedegaard. Obama però ne ha fatto il cavallo di battaglia della precedente candidatura, e nel primo discorso pronunciato qualche ora fa dopo la vittoria ha sottolineato che la lotta ai cambiamenti climatici deve entrare a pieno titolo nelle politiche governative Usa dei prossimi quattro anni.

Vogliamo che i nostri figli vivano in un’America che non sia gravata da debiti, che non venga indebolita dalle disuguaglianze, che non sia minacciata dal potere distruttivo di un pianeta surriscaldato”, ha detto Obama.

Probabilmente, sono stati proprio i cambiamenti climatici ad aver assicurato la vittoria di Obama. Di recente, l’altro candidato alla presidenza, Mitt Romney, aveva sottovalutato i problemi legati al global warming. Nel corso di un’intervista televisiva Romney aveva dichiarato nel bel mezzo dell’uragano Sandy: “Il mondo sta diventando più caldo? Si, non lo so ma penso sia così. Non so se questo è causato soprattutto dalle azioni umane” aggiungendo: “Quello che non sono disposto a fare è spendere migliaia di miliardi di dollari per qualcosa di cui non conosco le risposte”.

E ha fatto scalpore anche la critica rivolta ad Obama: “Obama ha promesso di cominciare a rallentare l’innalzamento del livello del mare? Io prometto di aiutare voi e le vostre famiglie“.

Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, sottoliena il Presidente americano, andranno affrontate molte sfide, la riduzione del deficit, la riforma fiscale ma anche l’affrancamento dal petrolio straniero. Magari puntando sulle rinnovabili e mettendo da parte il petrolio estratto “in modo pulito” o il “carbone pulito”, come Obama li ha più volte definiti. Destinare al passato le fonti di energia inquinanti guardando al futuro attraverso le rinnovabili. È questa la strada che gli Usa dovranno percorrere.

Ciononostante, nel corso degli ultimi quattro avanti, i passi avanti compiuti dagli Stati Uniti sul fronte della sostenibilità ambientale sono stati pochi ma evidenti. Dal superamento del nucleare da parte delle fonti rinnovabili alla limitazione delle emissioni inquinanti delle centrali elettriche alimentate a petrolio e a carbone, fino ai bonus per incentivare le auto elettriche.

Ma non bisogna dimenticare che gli Usa sono ancora uno dei paesi più inquinanti a livello mondiale.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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