Nucleare: la candidatura di Veronesi all’Agenzia per la Sicurezza Nucleare non convince

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La possibile nomina del professor Umberto Veronesi, attuale senatore del PD,a presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, propostagli dal PDL, ha suscitato in questi giorni una marea di polemiche, soprattutto perché appare incompatibile conciliare la sua attività di medico oncologo con quella di consulente sul nucleare.

Intanto, il professore ha posto cinque condizioni ben precise per il suo sì:

  • Innanzi tutto “il piano deve essere tecnologicamente avanzato, economicamente sostenibile e professionalmente gestito da figure di alto profilo scientifico e non selezionate in base a logiche di partito”;
  • in secondo luogo – ha fatto sapere – “il mio ruolo deve garantire ampi margini di libertà, di decisione e di azione e deve essere compatibile con la mia attività clinica, medica e scientifica, che non ho intenzione di abbandonare“,
  • in terza battuta – ha continuato il professore “le mie competenze in qualità di presidente sarebbero di coordinamento degli esperti in materia di nucleare, con una responsabilità diretta circa la sicurezza per la salute della popolazione”;
  • aggiungendo che alla base della sua apertura verso la proposta c’è l’idea che “la scelta del nucleare un bene per il paese”.
    Infine, Veronesi ha tenuto ad evidenziare che la sua “eventuale decisione a favore della nomina non cambia il mio pensiero, la mia filosofia e il mio impegno sociale”.

Ma l’impegno e i punti fissati da Veronesi non convincono gli scettici, specie gli ambientalisti, come Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, che ha definito questa operazione come inutile: “è evidentemente una scelta puramente di immagine ma totalmente priva di senso pratico”. Secondo il direttore di Greenpeace infatti, “la statura nelle scienze mediche del professor Veronesi è indiscutibile e rappresenta un punto di riferimento nella cura dei tumori, in particolare al seno e all’utero”. Per questo “distoglierlo dalla sua attività per un‘operazione vetrina‘ rappresenta una scelta sbagliata, con conseguenze negative immediate: per occuparsi di una materia a lui sconosciuta, dovrà sacrificare tempo che sarebbe meglio impiegato per curare e assistere i suoi pazienti. Se in questo Paese ognuno facesse il suo mestiere le cose andrebbero meglio”.

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