Deposito nazionale rifiuti radioattivi: i criteri usati per scegliere i luoghi idonei

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E’ appena stata svelata la lista di siti in cui sorgerà il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Da Nord a Sud sono state individuate ben 67 aree deputate a ospitare il sito per lo stoccaggio di rifiuti a bassa e media attività provenienti dal settore civile e soprattutto da quello medico e ospedaliero. Ma come sono stati scelti?

Le scorie nucleari, che in Italia da oltre 50 anni attendono una soluzione definitiva e sicura, avranno un loro deposito, con caratteristiche ben definite. A renderle note è stata l’Ispra secondo cui il deposito, che dovrà ospitare oltre circa 78mila metri cubi di rifiuti radioattivi da smaltire, dovrà avere una distanza dalla costa di almeno 5 chilometri, di almeno un km da autostrade o ferrovie e dovrà essere posto ad una distanza adeguata dai centri abitati.

A definire i criteri nel 2014 è stata l’Ispra, attraverso una guida tecnica. Alla luce di tali indicazioni oggi sono stati resi noti i 67 luoghi ritenuti idonei e distribuiti in 7 regioni: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia.

I criteri

Dopo il recepimento della direttiva europea 2011/70 di Euratom, l’Italia era ancora in attesa di trovare il modo e il luogo dove smaltire i rifiuti anche se con era stata prevista la realizzazione in un Deposito nazionale col decreto legislativo 31/2010. Deposito che però ha fatto a lungo discutere e che dopo 4 anni è ancora lontano dall’essere realizzato.

Secondo quanto si legge nella Guida Tecnica resa nota dall’Ispra, il deposito che ospiterà le scorie dovrà essere lontano da zone vulcaniche attive o quiescenti come le aree dell’Etna, delle Isole Eolie, i Colli Albani e Campi Flegrei, solo per citarne alcuni. Sarà distante anche da zone contrassegnate da sismicità elevata e da fenomeni di fagliazione.

Il deposito dovrà inoltre essere posto a distanza da zone caratterizzate da rischio e/o pericolosità geomorfologica e/o idraulica e dalle aree dove vi sono depositi alluvionali di età olocenica, da zone al di sopra dei 700 metri sul livello del mare e al di sotto dei 20 metri.

Le scorie dovranno inoltre essere conservate a distanza dalle aree naturali protette, dove sono presenti paesaggi, habitat e specie animali e vegetali tutelati, compresi i Siti di Importanza Comunitaria (SIC), le Zone di Protezione Speciale (ZPS) e le zone umide identificate in attuazione della Convenzione di Ramsar.

“Per lo smaltimento di rifiuti radioattivi a bassa attività – contenenti prevalentemente radionuclidi a breve vita, caratterizzati cioè da un tempo di dimezzamento inferiore ai 30 anni, e basse concentrazioni di radionuclidi a lunga vita – e di quelli a media attività, che decadono al di sotto di determinati livelli di concentrazione nel rispetto di prefissati obiettivi di radioprotezione in un periodo di tempo dell’ordine di alcune centinaia di anni, sono riconosciute idonee in ambito internazionale strutture di deposito di tipo superficiale,” spiega l’Ispra.

Il deposito, realizzato da Sogin, dovrà sorgere all’interno di un Parco tecnologico. A vigilare sarà l’Osservatorio per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, istituito nel 2014.

Per leggere la relazione illustrativa dell’Ispra, clicca qui

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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