Nucleare: catena umana di oltre 5000 cittadini francesi contro la centrale di Fessendheim

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Per una volta il privilegio di guardare gli altri paesi sbrogliare le proprie matasse ce l’abbiamo noi. Dopo la vittoria del referendum del 12-13 giugno in Italia e dopo le dichiarazioni sull’energia nucleare di governi come quello tedesco e giapponese, ora tocca alla Francia prendere una posizione in merito.

Lo dovrà fare per forza di cose: tra i 5 e i 7.000 cittadini francesi si sono infatti riuniti nella cittadina di Fessenheim (Alsazia), per formare una lunga, lunghissima catena umana e dimostrare così in modo pacifico come la pensano. Obiettivo della manifestazione è la centrale nucleare di Fessenheim, o meglio, i due reattori attivi, i più vecchi di tutto il paese.

Gestita dal gruppo francese EDFElectricité de France la centrale e i suoi due reattori sono lì dal 1977, anno in cui entrarono ufficialmente in funzione. La preoccupazione dei comitati organizzatori e dei cittadini, già comprensibile di per sé, lo diventa ancora di più se si pensa quindi alla tecnologia utilizzata, la PWR (o Pressurized Water Reactor) datata ormai agli anni del dopoguerra. Non si è trattato comunque di un’improvvisa presa di coscienza: la manifestazione voleva essere prima di tutto uno strumento di pressione nei confronti dell’Autorità Francese di Sicurezza Nucleare (ASN). Quest’ultima dovrà infatti comunicare entro pochi giorni il proprio verdetto sull’opportunità o meno di mantenere operativo il reattore numero 1 della centrale.

nuclear-fessenheim_catene_umane

L’intenzione, più volte dichiarata, sarà quella di andare avanti se e solo se verranno trovati i fondi necessari a interventi sul sito. Da parte sua il ministro per l’Ecologia, lo Sviluppo Sostenibile e i Trasporti (ci crediate o no si chiama davvero così!) Nathalie Kosciusko-Morizet ha fatto sapere che nessuna decisione sarà presa prima di conoscere il rapporto sulla sicurezza degli impianti, e cioè il verdetto in questione. Non oso immaginare cosa avrebbe significato un controllo incrociato di questo tipo in un paese come il nostro. E per fortuna, grazie alla vittoria del sì al referendum abrogativo, non dovrò farlo.

Roberto Zambon

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