Quella nube radioattiva che sta minacciando l’Europa proprio come fu con Chernobyl

Nube radioattiva

L’incidente avvenuto in Russia l’8 agosto ha ridestato l’attenzione sul nucleare e ora si vocifera che l’Europa sia a rischio nube radioattiva.

Proprio pochi giorni prima della recente esplosione, uno studio pubblicato sulla rivista PNAS, condotto dall’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare (Irsn) in Francia e a cui ha partecipato l’Arpa della Lombardia e del Friuli Venezia Giulia, ha dimostrato che nel 2017 Europa e Asia furono attraversate da una nube radioattiva come sospettato da diverse associazioni, tra cui Greenpeace.

In quell’occasione nell’aria vennero rintracciate tracce di Rutenio-106 partite, secondo i ricercatori, dalla centrale di rifiuti nucleari russa di Majak, di proprietà della società Rosacom, nonostante la Russia non abbia mai confermato nulla.

A suo tempo però il servizio meteorologico russo aveva rilevato in effetti la presenza di rutenio-106 nelle regioni a sud dei Monti Urali, come riportato dall’agenzia Reuters.

E come non rilevarlo dato che fu il maggiore rilascio di materiale radioattivo dopo Fukushima, sebbene le concentrazioni di rutenio-106 fossero troppo basse per rappresentare un problema per la salute.

Ritornando allo studio citato, esso ha dimostrato che la nube in questione nacque da un rilascio di materiale radioattivo in un impianto di ritrattamento nucleare, e non dall’esplosione di un reattore come accadde a Chernobyl, e che l’incidente avvenne a sud degli Urali a fine settembre 2017, in prossimità di Mayak.

Furono alcuni laboratori italiani a lanciare un’allerta informale il 2 ottobre 2017 e in seguito vennero eseguite rilevazioni che individuarono tracce della nube radioattiva in Europa dell’est, Europa centrale, Asia e penisola arabica. Tutte informazioni che si scoprono a distanza di anni!

Il dubbio che ora attanaglia gli esperti è che la Russia non stia tenendo nascoste scomode verità anche in merito alla recente esplosione dell’8 agosto. Nonostante diversi studiosi abbiano individuato cause diverse dell’incidente da quelle riportate inizialmente dalle autorità russe, queste ultime continuano infatti a essere vaghe.

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Laura De Rosa

Photo Credit: Pnas

 

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