Nube radioattiva sul Nord Europa, l’elenco dei Paesi in cui non è arrivato il vento “nucleare”

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La nube radioattiva apparsa nei giorni scorsi nel Nord Europa ha ancora origini sconosciute ma per fortuna i livelli di isotopi sono bassi e non costituiscono un rischio per la salute umana. Ma le autorità europee sono alla ricerca della causa: 40 paesi hanno fatto sapere all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) di non aver registrato all’interno dei loro confini alcun “incidente” che possa aver causato il rilascio.

Una misteriosa nube radioattiva ha fatto capolino sui paesi scandinavi. Una stazione di monitoraggio, localizzata a Stoccolma, la scorsa settimana ha trovato tracce insolitamente alte di radionuclidi nell’aria, prodotti dalla fissione nucleare: cobalto, rutenio e cesio (Co-60, Ru-103, Cs-134 e Cs-137).

Nei giorni scorsi, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica aveva sollecitato gli stati membri a fornire informazioni sulla possibile origine e su eventuali incidenti. Volontariamente non solo i paesi europei, ma anche altri hanno inviato le proprie risposte all’IAEA: in tutto 40 stati hanno assicurato di non aver osservato alcun aumento dei livelli di radioattività.

Estonia, Finlandia e Svezia la scorsa settimana hanno misurato le concentrazioni di radioisotopi nei loro territori rilevando valori pari ad alcuni micro-becquerels (Bq) per metro cubo di aria. Livelli di radioattività così bassi segnalati, secondo l’IAEA, non comportano rischi per la salute umana o l’ambiente. I tre paesi hanno dichiarato che non si sono verificati eventi sui loro territori che potrebbero aver causato le concentrazioni di Ru-103, Cs-134 e Cs-137.

Oltre a essi, altri 37 stati hanno riferito volontariamente l’assenza di eventi in qualche modo connessi con la nube, insieme a una serie di  misurazioni e dati.

Sono: Albania, Austria, Belgio, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Repubblica di Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria , Islanda, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Macedonia settentrionale, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Federazione Russa, Repubblica di Serbia, Repubblica slovacca, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina e Regno Unito.

Inoltre, sette paesi che non sono stati contattati dall’IAEA – Algeria, Georgia, Kuwait, Marocco, Tagikistan, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti d’America – hanno fornito informazioni e o misurazioni negando ogni coinvolgimento.

A parte l’Estonia, la Finlandia e la Svezia, nessuno degli altri paesi che finora ha fornito informazioni e dati ha dichiarato di aver rilevato livelli elevati di radioisotopi.

Secondo l’Istituto olandese per la sicurezza pubblica e l’ambiente (RIVM), l’origine sarebbe a sud-est, quindi in Russia:

“Le sostanze radioattive rilevate sono artificiali. La combinazione di radionuclidi può essere spiegata da un’anomalia negli elementi di combustibile di un reattore nucleare. RIVM ha eseguito calcoli per localizzare la fonte dei radionuclidi ed essi mostrano che l’arrivo alle stazioni di misurazione ha avuto luogo da sud-est. Non è noto quando abbia avuto luogo il rilascio e quindi su quali distanze si sia dispersa”.

La nube del 2017

Spiega inoltre l’Istituto Olandese che una situazione simile si è verificata anche nel 2017. Mentre tutti sono alla ricerca dell’origine della nube, un nuovo studio a distanza di 3 anni ha individuato la causa di quella nuvola radioattiva. Sono stati necessari tre anni per capire cosa l’abbia provocata. Allora, venne trovato rutenio radioattivo 106  nell’aria in diversi paesi europei:

“Poiché allora erano disponibili molte più misurazioni, RIVM fu in grado di localizzare la fonte in modo più accurato. La fonte era in eccellente accordo con un impianto nucleare esistente che è stato indicato come la più probabile origine in molteplici indagini internazionali” ha detto l’Istituto.

Proprio nei giorni scorsi, il nuovo studio condotto dalle Università di Hannover e di Münster ha confermato che

“il rilascio di rutenio da un impianto di ritrattamento di combustibili nucleari è lo scenario più conclusivo per spiegare l’incidente nell’autunno 2017. È possibile escludere un background militare (come la produzione di plutonio per uso militare)”.

Inoltre, misurazioni ad alta precisione hanno consentito ai ricercatori di trarre ulteriori conclusioni che coinvolgono la Russia:

“La firma isotopica scoperta nell’aria non mostra somiglianze con i combustibili nucleari dei convenzionali reattori europei. Invece, è coerente con la firma isotopica di un tipo specifico di reattori ad acqua pressurizzata russi – la serie VVER. In tutto il mondo, sono attualmente operativi 20 reattori di questo tipo”, specifica il professor Georg Steinhauser dell’Università di Leibniz Hannover.

Fonti di riferimento: IRSN, IAEA, Criirad, RIVM, Università di Hannover

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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