Novembre, che caldo! In Europa sta per concludersi l’autunno con le temperature medie più alte della storia

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Le temperature globali di novembre hanno raggiunto un livello record, mentre l’Europa ha vissuto il suo autunno più caldo mai registrato. Nuove inquietanti notizie arrivano dal Copernicus Climate Change Service. Ciò si ripercuote anche sulla salute dei ghiacciai, il 92% di quelli alpini rischia di scomparire entro la fine del secolo.

Secondo il servizio europeo di osservazione satellitare, a livello globale, novembre 2020 è stato il più caldo mai registrato dall’inizio del monitoraggio. Ciò vale ancora di più in Europa dove sta per concludersi l’autunno più caldo della storia. Nel frattempo, la regione artica e la Siberia sub-artica hanno continuato a essere significativamente più calde della media e il ghiaccio marino nella regione ha visto la sua seconda estensione più bassa a novembre.

Novembre, un mese da record

Il Copernicus Climate Change Service (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) per conto della Commissione europea, ha annunciato che le temperature medie globali di novembre 2020 sono state le più alte registrate per il mese. I dati hanno rivelato che le temperature sono state 0,8 ° C al di sopra del periodo di riferimento standard di 30 anni del 1981-2010, più di 0,1 ° C al di sopra dei precedenti novembre più caldi del 2016 e del 2019.

E non si trattava di un aumento localizzato ma che ha riguardato una vasta regione che copre il nord Europa, la Siberia e l’Oceano Artico. Temperature sostanzialmente più alte della media si sono verificate anche negli Stati Uniti, in Sud America, in Africa meridionale, sull’altopiano tibetano, nell’Antartide orientale e in gran parte dell’Australia.

Anche in Europa, le temperature di novembre 2020 sono state particolarmente elevate, rendendolo il secondo novembre più caldo con il 2009, anche se 0,2 ° C al di sotto della temperatura di novembre 2015.

caldo record novembre 2020

Copernicus Climate Change Service / ECMWF

L’autunno più caldo di sempre

Secondo i dati di Copernicus, inoltre, le temperature medie autunnali in Europa sono state più alte di qualsiasi autunno registrato. A settembre, ottobre e novembre), le temperature europee sono state di 1,9 ° C al di sopra del periodo di riferimento standard, e 0,4 ° C in più rispetto alla temperatura media del 2006, che in precedenza era l’autunno più caldo.

caldo record settembre novembre 2020

©Copernicus Climate Change Service / ECMWF

Mancano ormai pochi giorni alla fine del 2020 ma i dati di C3S relativi a tutto il 2020 fino ad oggi mostrano che l’anno appena trascorso è attualmente alla pari con il 2016, il più caldo mai registrato, seguito da vicino dal 2019.

Per l’Europa, il 2020 è stato di 0,5 ° C più caldo del periodo gennaio-novembre 2019 e almeno 0,4 ° C più caldo rispetto allo stesso periodo di qualsiasi altro anno nel set di dati C3S. Secondo l’analisi, è quasi certo che il 2020 diventerà l’anno solare più caldo per l’Europa nel suo insieme.

“A livello globale, novembre è stato un mese eccezionalmente caldo rispetto ad altri nove mesi, e le temperature nell’Artico e nella Siberia settentrionale sono rimaste costantemente alte, con il ghiaccio marino nella sua seconda estensione più bassa. Questa tendenza è preoccupante e sottolinea l’importanza di un monitoraggio completo dell’Artico, poiché si sta riscaldando più velocemente del resto del mondo. Questi record sono coerenti con la tendenza al riscaldamento a lungo termine del clima globale. Tutti i responsabili politici che danno la priorità alla mitigazione dei rischi climatici, dovrebbero vederli come campanelli d’allarme e considerare più seriamente che mai come rispettare al meglio gli impegni internazionali stabiliti nell’Accordo di Parigi del 2015″ ha detto Carlo Buontempo, Direttore del Copernicus Climate Change Service presso ECMWF.

I dati in sintesi

Temperatura dell’aria di superficie a novembre 2020

  • A livello globale, novembre 2020 è stato il novembre più caldo mai registrato, con un ampio margine
  • Per l’Europa, il mese è stato il secondo più caldo mai registrato
  • Le temperature sono state al di sopra della media 1981-2010 su una vasta regione che copre gran parte dell’Europa settentrionale, la Siberia e l’Oceano Artico
  • Le temperature sono state al di sotto della media in Asia centrale e Antartide occidentale
grafico caldo record novembre 2020

Copernicus Climate Change Service / ECMWF

Ghiaccio marino a novembre 2020

  • L’estensione del ghiaccio marino artico è stata la seconda più bassa per novembre nel record di dati satellitari, a partire dal 1979
  • Le concentrazioni di ghiaccio marino erano ancora più basse della media nei mari di Kara e di Barents settentrionale
  • L’estensione del ghiaccio marino antartico era vicina alla media, ma con grandi differenze spaziali in tutto il continente

Temperatura dell’aria superficiale nell’autunno boreale 2020

  • L’Europa nel suo complesso ha vissuto il suo autunno più caldo mai registrato, con temperature di molto superiori alla media a nord e ad est
  • Le principali regioni con temperature al di sopra e al di sotto della media a livello globale erano simili a quelle di novembre

Rischiamo di perdere il 92% dei ghiacciai alpini

“Tutti i ghiacciai alpini continueranno a diminuire nei prossimi decenni, e infatti la maggior parte rischia di scomparire completamente entro la fine del secolo”, avverte il climatologo dell’ICTP Filippo Giorgi.

A lanciare l’allarme è una nuova ricerca, di cui Giorgi è uno degli autori, appena pubblicata su Climate Dynamics. Lo studio, nato nell’ambito del progetto CHANGE finanziato dall’Unione Europea e coordinato dai ricercatori dell’Aberystwyth University in Galles, ha mostrato l’enorme sofferenza patita dai ghiacciai nelle Alpi europee, destinati a scomparire quasi del tutto entro la fine di questo secolo.

Il team di ricercatori ha creato un modello di ghiacciai alpini, calcolando le condizioni in cui essi sarebbero in equilibrio, cioè stabili e non a rischio di scioglimento, a seconda di vari fattori ambientali e climatici. L’obiettivo era quello di prevedere la loro risposta ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale.

“I risultati di questo studio indicano l’inevitabile destino della scomparsa dei ghiacciai alpini, per tutti i vari scenari di aumento dei gas serra nell’atmosfera esaminati, anche per quelli più ottimisti”, prosegueGiorgi.

Secondo gli autori, ipotizzando uno scenario in cui tutto rimane uguale e non vengono presi provvedimenti, le previsioni indicano che la scomparsa di quasi tutti i ghiacciai alpini è certa.

I 4.000 ghiacciai alpini includono destinazioni sciistiche affollate molto amate dagli europei, come il famoso Piccolo Cervino a Zermatt, in Svizzera, il ghiacciaio di Hintertux in Austria e il ghiacciaio La Grand Motte a Tignes, in Francia. Secondo la ricerca, i ghiacciai di queste famose località sciistiche scompariranno quasi completamente entro il 2100.

“La scomparsa dei ghiacciai avrebbe impatti enormi sugli ecosistemi alpini e un forte calo della disponibilità di risorse idriche per le attività umane, soprattutto in estate”, afferma Giorgi. “L’ambiente alpino è uno dei più importanti in Europa, sia dal punto di vista degli ecosistemi montani che da quello dell’economia, ed è anche uno degli ambienti più vulnerabili al riscaldamento globale. Questo dovrebbe quindi rappresentare un grande campanello d’allarme per l’Europa in generale e per l’Italia in particolare “.

I risultati dello studio non lasciano spazi a dubbi: occorre agire in fretta per cambiare le sorti di questi preziosi ghiacciai. Per farlo occorre ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera, al fine di stabilizzare le temperature al di sotto della soglia stabilita nell’accordo di Parigi del 2015, che è di 1,5 – 2 ° C rispetto al preindustriale temperature globali.

“L’Italia deve quindi accelerare la conversione alla green economy e fare pressione sulla comunità internazionale affinché questa conversione avvenga anche a livello europeo e mondiale. A livello locale, gli effetti del riscaldamento globale dovrebbero essere considerati in tutta la pianificazione delle politiche socioeconomiche come la gestione dell’acqua, l’agricoltura e la gestione del territorio ” conclude Giorgi.

Sappiamo già cosa ci aspetta…

Fonti di riferimento: Copernicus, ICTP

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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