NoTav: arriva l’esercito che costerà il doppio dei finanziamenti europei

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È stato preso alla lettera il motto degli Alpini Susa “a brusa ,suta ‘l susa”, “la situazione è grave: avanti il susa”. Da ieri, 13 luglio, infatti, 150 alpini del 3° battaglione Susa affiancano carabinieri e polizia, presenti già in 1200 uomini, nella difesa del cantiere della Tav della Maddalena.

Come era già accaduto a Napoli per la vigilanza della discariche durante l’emergenza rifiuti, anche in Val di Susa i militari dovrebbero sostituire gradualmente le forze attualmente impiegate nella sorveglianza del cantiere. Per adesso, però, ai militari è stato esclusivamente affidato il compito di vigilanza e vietato il loro impiego nell’ordine pubblico.

Parlare di militarizzazione allora oggi ha un senso diverso dei giorni scorsi perché se già lo stato aveva deciso di gestire militarmente la Torino Lione, oggi lo fa con i suoi soldati. Un’ottica di guerra dichiarata che si trasforma in una vera e propria occupazione militare di un territorio che non può essere tollerata”, commentano i NoTav in una nota.

Secondo i Comitati, inoltre, questa operazione di militarizzazione del territorio costerà ai contribuenti una cifra di oltre 800 milioni di euro, cioè il doppio del finanziamento a fondo perduto che l’Italia riceverà dall’Ue.

Mentre lo scavo della galleria geognostica e di servizio e costerà non meno di 143 milioni di Euro per 56 mesi di lavoro, il dispositivo militare adottato per contrastare l’opposizione popolare costerà nel medesimo periodo 186 milioni all’anno, quindi in totale 868 milioni di €. (6 volte il valore dell’opera). Si fa notare inoltre che l’importo della militarizzazione costerà oltre due volte il valore del finanziamento a fondo perduto che l’Unione Europea ha promesso all’Italia. Esso ammonta infatti a 417,4 milioni di Euro, ossia il 63% dei 662,6milioni di € previsti per questo Progetto Prioritario n. 6, il resto va alla Francia”.

Le analisi –aggiungono i NoTav- sono state fatte considerando i costi industriali e la struttura delle truppe (ufficiali, sottufficiali, truppa) ed i relativi costi diretti e indiretti (stipendio, ore di straordinario, indennità di missione, tredicesime, tfr, vitto e alloggio). Non sono stati considerati i costi diretti e indiretti dei veicoli e degli elicotteri, il costo dei lacrimogeni e le spese generali degli ufficiali di comando che non sono dislocati sul campo“.

Sebbene sia inutile cercare la ragione da una parte o dall’altra, forse è arrivato il momento di iniziare a tirare le somme dei costi di un’opera che grava per buona parte sulle spalle dei cittadini, mentre serpeggia il dubbio che dietro la necessità di “difendere” i cantieri si nasconda, in realtà, un’operazione subdola volta a privare i cittadini del diritto a manifestare e dissentire.

Roberta Ragni

 

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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