“Non siamo inClini ad aspettare”: il comitato Acqua Bene Comune occupa il Ministero e la sede di Hera a Bologna

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“Non siamo inClini ad aspettare, c’è un voto da rispettare”, scrivono gli attivisti sui loro striscioni che, armati di megafoni e bandiere, lo hanno fatto di nuovo: in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha occupato il Ministero dell’Ambiente per chiedere, ancora una volta il rispetto del voto referendario di giugno. In questo momento una trentina di persone sono all’interno del Ministero, in attesa di incontro con il Ministro Corrado Clini, che, direttamente su twitter , fa sapere che incontrerà “gli amici dell’acqua pubblica domani. Purtroppo, prima non riuscirò”.

È passato infatti circa un mese da quando, in seguito a un’azione analoga, il Movimento fu ricevuto da Clini, ma il Ministro non ha mantenuto la promessa di attivarsi per far rispettare i referendum, a parte una circolare di alcune settimane fa in cui ha riconosciuto che, anche senza una nuova normativa nazionale, le tariffe vanno adeguate all’esito referendario. E allora cosa aspettano?

Se lo è chiesto anche il movimento per l’acqua bene comune di Bologna, che ha occupato, sempre stamattina, la sede di HERA SpA, la multiutility di diritto privato che non ha ancora eliminato i profitti dalla bolletta idrica. “Chiediamo un incontro con Il Presidente del Cda Tommaso Tommasi e/o con l’Amministratore Delegato Maurizio Chiarini, per potergli chiedere, come mai non si sono ancora adeguati all’esito del 2° quesito referendario che ha cancellato il profitto sull’acqua e perché, in contrasto con quanto deciso dal popolo sovrano con il 1° quesito referendario invece di avviare percorsi verso la ripubblicizzazione, si stiano preparando a costituire – assieme a A2A e IREN – una mega-multiutility ‘del Nord’ che toglierebbe sempre più potere di controllo agli enti pubblici ed ai cittadini dei territori interessati”, spiega il Movimento.

Hera SpA, inoltre, avrebbe un debito di oltre 2 miliardi e 300 milioni, pari al doppio della capitalizzazione di borsa: “vogliamo che gli amministratori di Hera ci raccontino come pensano che possa stare in piedi un’azienda che avrebbe – in partenza – già 10 miliardi di passivo, se non con un continuo aumento della finanziarizzazione borsistica (privatizzazione) e delle tariffe e una costante diminuzione degli investimenti, della qualità del servizio e dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici”, continua il Movimento bolognese, nettamente contrari a questa ventilata fusione di aziende private, annunciando che si batterà fino in fondo per impedirlo.

“Vogliamo ricordare agli amministratori di HERA –concludono gli attivisti- che il Decreto del Presidente della Repubblica del 18 luglio 2011, n° 116, che sancisce l’esito referendario, recita testualmente : ‘È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare’ e quindi non c’è alcuna necessità di attendere una qualche decisione da parte degli AATO”. E proprio per chiedere il rispetto della volontà dei cittadini il Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua Bene Comune ha lanciato la campagna di Obbedienza Civile, che mira proprio a sanare questo mancato adeguamento al referendum con la cancellazione dei profitti in bolletta direttamente da parte dei cittadini e dalle cittadine.

Roberta Ragni

Per seguire via twitter l’occupazione del Ministero: https://twitter.com/#!/AcquaBeneComune

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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