In soli 13 anni abbiamo perso natura incontaminata pari alle dimensioni del Messico

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Natura incontaminata grande quanto l’intero Messico è andata distrutta in soli 13 anni, per colpa nostra. Uno studio shock condotto dall’Università del Queensland (Australia) dimostra come le attività umane abbiano letteralmente invaso 1,9 milioni di chilometri quadrati di ecosistemi naturali, un completo e pericoloso disastro per la biodiversità.

Utilizzando prevalentemente immagini satellitari, 17 scienziati di sei Paesi del mondo hanno analizzato l’”invasione umana” in tutto il mondo e come questa si è estesa dal 2000 al 2013, dimostrando che quasi il 20% della superficie terrestre si è deteriorata, con una pressione umana allentata solo sul 6% del pianeta.

Russia, Canada, Brasile e Australia detenevano le più vaste aree intatte, soprattutto savane tropicali e praterie, insieme responsabili del 60% dei luoghi più incontaminati del mondo, ma circa 1,1 milioni di km quadrati di zone selvagge identificate dalle immagini nel 2000 erano tutt’altro che incontaminate appena 13 anni dopo.

“Ci aspettavamo che ci fossero alti livelli di perdita di terre naturali, ma i risultati si sono rivelati scioccanti – ha dichiarato a The Guardian Brooke Williams, che ha guidato lo studio – Abbiamo scoperto che un’area sostanziale di ecosistemi intatti era andata persa in soli 13 anni, quasi due milioni di chilometri quadrati, il che è terrificante solo a pensarci”.

E purtroppo non sembra che il trend si stia invertendo, nemmeno fermando.

“I nostri risultati mostrano che la pressione umana si sta estendendo sempre di più nelle ultime aree ecologicamente intatte e selvagge”.

Il lavoro, di per sé, non ha indagato le cause della perdita di biodiversità, ma alcune cause sono note da tempo. Solo per citare un esempio, le foreste pluviali in Indonesia e Papua Nuova Guinea, entrambe ricche di specie, sono da tempo attaccate dall’uomo che sta convertendo gli habitat naturali in colture da reddito, tra cui l’olio di palma, che ha visto negli anni crescenti proteste da parte degli ambientalisti.

natura selvaggia persa in 13 anni

©One Earth

“I dati non mentono – commenta per questo James Watson, che ha collaborato alla ricerca –  L’umanità continua a ridurre la quantità di terra di cui le altre specie hanno bisogno per sopravvivere”.

D’altronde è non è decisamente un caso che proprio praterie tropicali siano risultate pesantemente colpite: queste infatti possono essere convertite più facilmente in pascoli o terreni agricoli. Quindi le immagini, anche se “qualitative”, dicono veramente tutto.

Lo studio, tra l’altro, segue un precedente pubblicato su Nature Climate Change, che aveva dimostrato come le aree protette in tutto il mondo siano sempre più isolate, con solo il 10% circa collegate ad habitat simili al di fuori dei propri confini: con il riscaldamento globale le specie cercano di spostarsi, ma, se il trend continuerà, non avranno alcun posto dove andare.

aree protette isolate

©Nature Climate Change

“In un’epoca di rapidi cambiamenti climatici, dobbiamo proteggere in modo proattivo gli ultimi ecosistemi intatti sul pianeta – tuona Watson – poiché questi sono fondamentali nella lotta per fermare l’estinzione e fermare il cambiamento climatico”.

Le foreste pluviali nel sud-est asiatico sono tra gli ecosistemi biologicamente più ricchi della Terra e quelle nel Sumatra, che ospitavano specie di oranghi in pericolo di estinzione, oltre a tigri, elefanti e rinoceronti, sono scomparse o quasi del tutto devastate. E anche l’Amazzonia è in serio pericolo.

Lo studio è stato pubblicato su One Earth.

Fonti di riferimento: The Guardian / One Earth / Nature Climate Change   

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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