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Le nanoparticelle di silice possono essere usate al posto dei pesticidi per proteggere le piante. Lo studio

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Stop pesticidi, sì alle nanoparticelle di silice. Uno studio condotto dall’Adolphe Merkle Institute e dall’Università di Fribourg (Svizzera) ha sperimentato con successo questa tecnologia per stimolare il sistema immunitario delle piante contro batteri e parassiti, rendendo inutili i pesticidi.

Una delle maggiori sfide che l’agricoltura deve affrontare oggi è l’uso estensivo di fertilizzanti e pesticidi, che stanno avvelenando interi ecosistemi, finendo anche sulle nostre tavole (Leggi anche: Qual è il pesticida più presente nelle acque di fiumi e laghi italiani? Il Glifosato secondo il Rapporto Ispra 2020)

Con un numero sempre crescente di prodotti vietati o comunque considerati dannosi per la salute umana e animale, sostituire questa metodica obsoleta e pericolosa è diventata una necessità. Un approccio alternativo più sostenibile già individuato dagli scienziati consiste nello stimolare la risposta immunitaria delle piante agli attacchi dei patogeni (Leggi anche: Pesticidi: l’Europa finalmente mette al bando il mancozeb, che interferisce con il sistema endocrino).

Era anche già noto che l’acido silicico, che si trova naturalmente nel suolo, provoca tali risposte nelle piante e che le nanoparticelle di silice amorfa possono rilasciare questa sostanza in piccole quantità. Tra l’altro tali nanoparticelle sono anche naturalmente presenti in molte colture alimentari come i cereali, più comuni di quanto si possa pensare.

Partendo da questi presupposti, i ricercatori hanno sintetizzato nanoparticelle di silice con proprietà simili a quelle che si trovano nelle piante e, per testarne l’efficienza, le hanno applicate su alcuni individui di Arabidopsis thaliana infettati dal parassita batterico Pseudomonas syringae, modelli ampiamente usati in studi simili.

I risultati hanno mostrato che le loro nanoparticelle possono aumentare la resistenza contro i batteri in modo dose-dipendente stimolando l’ormone di difesa della pianta, l’acido salicilico (da cui si è partiti per sintetizzare il principio attivo dell’aspirina).

nanoparticelle silice pesticidi

©Nature Nanotechnology

I ricercatori hanno visto poi che l’assorbimento e l’azione delle nanoparticelle avvenivano esclusivamente attraverso i pori delle foglie (stomi) che consentono alle piante di respirare e che si degradano in presenza di acqua senza lasciare traccia, un aspetto importante per la sicurezza ambientale e alimentare.

Rispetto all’acido silicico libero, in precedenza sperimentato per gli stessi motivi, le nanoparticelle di silice hanno causato meno stress alle piante e ad altri microrganismi del suolo a causa del lento rilascio della medesima molecola.

In futuro si potrebbero estendere le indagini a uno spettro più ampio di agenti patogeni delle piante come altri batteri, insetti o virus, ma – precisano gli esperti – è necessaria un’analisi approfondita per valutare il potenziale destino a lungo termine delle nanoparticelle di silice nell’ambiente.

Lo studio è stato pubblicato su Nature Nanotechnology.

Fonti di riferimento: Adolphe Merkle Institute / Nature Nanotechnology

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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