Il vento fa crollare una parte del ‘muro della vergogna’ voluto da Trump al confine con il Messico

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La natura segue il suo corso e alla fine, abbatte anche i muri costruiti dall’uomo. Il forte vento ha, infatti, fatto cadere parte del muro di frontiera tra Stati Uniti e Messico voluto dal presidente americano Donald Trump. Alcuni dei pannelli sono caduti sugli alberi dalla parte del lato messicano del confine con la California.

Il muro messicano o muro di Tijuana, è una barriera di sicurezza costruita dagli Stati Uniti e conosciuto anche come ‘muro della vergogna’ perché il suo obiettivo è quello di impedire agli immigranti di oltrepassare il confine.

Questi nuovi pannelli erano stati installati da poco e probabilmente non erano ancora stati testati per resistere al vento. Così, le perturbazioni di questi giorni hanno aperto un valico senza causare feriti o danni. Un valico che tempestivamente verrà riparato ‘per evitare fughe’. Come sappiamo, Trump sta spendendo centinaia di milioni di dollari per finire la costruzione di questa barriera con l’obiettivo di arrivare alla valle del Rio grande. Durante la sua campagna elettorale aveva promesso di allargare sempre di più muro, unica soluzione secondo lui per fermare l’immigrazione illegale. Ma ricordiamolo, la sua costruzione era iniziata nel 1990 durante la presidenza di George H. W. Bush quando la polizia di frontiera aveva elaborato una strategia di recinzioni e ostacoli al confine.

Non solo una misura inadeguata, ma anche altamente impattante dal punto di vista ambientale: il muro sta distruggendo l’Organ Pipe Cactus National Monument, il monumento nazionale degli Stati Uniti d’America e riserva della biosfera UNESCO situato nell’estremo sud dell’Arizona e sta mettendo in serio pericolo lo splendido santuario delle farfalle del Texas che rischia di essere raso al suolo. Ma purtroppo nessuno può fermare Trump: dal 2005 il Dipartimento della Sicurezza Nazionale ha il potere di rinunciare a numerose leggi ambientali in nome della sicurezza nazionale.

Secondo i dati della Commissione nazionale per i diritti umani del Messico, dal 1994 e al 2007, sono morte 5mila persone nel tentativo di superare il confine alla ricerca di un’esistenza più dignitosa. Solo nel 2004 sono stati recuperati i corpi di oltre mille persone nel deserto dell’Arizona meridionale. A questi si aggiungono arresti e soprusi.

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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