Pesticidi, insetticidi e mancanza di ossigeno: così sono morti in massa i pesci del Tevere

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Moria di pesci nel Tevere. Le analisi condotte dall’Arpa Lazio e dalla Asl Roma1 hanno evidenziato che nelle acque del fiume erano presenti insetticidi, pesticidi neonocotinoidi e fitofarmaci potenzialmente tossici per la fauna marina. Proprio tali sostanze, combinate con la mancanza di ossigeno, avrebbero provocato la morte dei pesci.

Tra fine maggio e i primi di giugno a Roma c’è stata una vera e propria strage di pesci nel Tevere. Centinaia di animali sono stati trovati morti, mischiati anche a grandi quantità di rifiuti, da bottiglie di plastica a frigoriferi. Noi siamo andati a vedere da vicino e purtroppo risulta davvero difficile raccontare il degrado e le scene apparse ai nostri occhi.

Quello che più ci ha colpito però era il tappeto di mesci morti o agonizzanti, ammassati in vari punti, soprattutto in zona Prati. L’Arpa Lazio e l’Asl Roma1 hanno effettuato dei prelievi per capire le case della moria di pesci e adesso arrivano i primi inquietanti risultati da parte della Asl Roma1, che chiudono il cerchio confermando le prime analisi condotte dall’Agenzia Regionale per la Protezione ambientale.

Gli esperti della Asl hanno trovato tracce di Cipermetrina e di Clothianidin. Si tratta di quantità minime che però, legata alla mancanza di ossigeno avrebbe causato la morìa.

Cipermetrina e Clothianidin: insetticidi e pesticidi tossici per i pesci

A fare il punto della situazione è stata la relazione dell’Arpa Lazio, resa nota nei giorni scorsi. L’Agenzia regionale ha rilevato  la presenza di sostanze potenzialmente tossiche per la fauna ittica. In particolare, le analisi hanno evidenziato la presenza di Cipermetrina, in concentrazioni maggiori (0.014 μg/l) rispetto a dati medi dei monitoraggi periodici che l’Agenzia svolge sul fiume Tevere e la presenza di un altro fitofarmaco il Clothianidin.

La Cipermetrina è un insetticida universale usato contro mosche, zanzare e blatte ma anche contro insetti infestanti le coltivazioni. Secondo l’Arpa Lazio,

“la Cipermetrina è tossica per i pesci: in test di laboratorio LC50 96-h (concentrazione letale per il 50% degli organismi esposti dopo 96 h di esposizione) è generalmente nell’intervallo di 0,7-350 μg/l. La tossicità acuta su Trota iridea (LC50) è in media 0, 82 mg/l (dati ISPRA – Quaderni 10/2015)”

Tuttavia, spiega l’Arpa, come emerge dalla tabella (dati ISPRA-2015) le concentrazioni necessarie per un effetto tossico dovrebbero essere molto più elevate di quelle riscontrate nel campionamento dell’01/06/2020 che è risultato pari a 0,014 g/l.

A preoccupare di più è il Clothianidinindividuato nei campioni prelevati il 1° giugno scorso. Tale sostanza, appartenente al un gruppo dei pesticidi neo-nicotinoidi, viene usata per la concia delle sementi di mais, del cotone, della colza, della bietola e del girasole, trattamenti fogliari di molti fruttiferi e di piante ornamentali e trattamenti granulari al terreno. Si tratta di un prodotto è altamente tossico per le api. Pertanto ne è stato definitivamente vietato l’uso dalla fine del 2018. A suo discapito, il Clothianidin non è facilmente biodegradabile.

“Può permanere legato ai sedimenti e quindi può essere considerato persistente nei sistemi acquatici, ove comunque mostrerebbe scarso potenziale di accumulo negli organismi; ha una tossicità verso i pesci più bassa della Cipermetrina (LC50 96h > 100 mg/L). La concentrazione rilevata nel campionamento del 1/6/2020, risultata pari a 0.67 μg/l, può essere confrontata con la seguente tabella (fonte Regulation (EU) No 528/2012 concerning the making available on the market and use of biocidal products)”

Secondo l’Arpa,

“la presenza di tali sostanze non consente di escludere cause tossiche dovute a fenomeni temporanei e localizzati di contaminazione”.

Un mix letale, che ha provocato la morte di centinaia di animali.

Qui la relazione dell’Arpa Lazio

Fonti di riferimento: Arpa Lazio, Asl Roma1

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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