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Il ministero della Transizione Ecologica “ingloberà anche quello dello Sviluppo Economico”

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Il Presidente Draghi ieri non ha detto molto, ma una cosa è certa: l’Italia, come la Francia e la Spagna, avrà un ministero che si occuperà di della Transizione Ecologica del nostro Paese. E che fin da subito dovrà operare concretamente. Non sappiamo chi sarà alla sua guida. Ma la grande novità è che sarà un mix, speriamo vincente, tra il ministero dello Sviluppo Economico e quello dell’Ambiente.

Un’integrazione che non sarà solo sulla carta, ma anche fisica: riguarderà anche le sedi dei due attuali dicasteri.

“A metà incontro il Presidente Draghi ci ha detto “vi anticipo una cosa: nascerà il ministero della Transizione Ecologica”, ha raccontato a GreenMe Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente, che era tra le parti ascoltate in audizione dal presidente incaricato.

Un coinvolgimento che fin dal suo annuncio aveva fatto ben sperare e che mai prima d’ora c’era stato in questi termini. Insieme a Legambiente, erano presenti anche WWF e Greenpeace.

Nel corso di questa audizione sono stati approfonditi temi specifici, dallo sviluppo delle rinnovabili all’economia circolare, dalla mobilità sostenibile all’innovazione industriale, dall’agroecologia alle aree protette.

“L’Europa – è il messaggio portato dalle associazioni a Draghi – ha deciso di rivoluzionare e decarbonizzare l’economia continentale e sta chiedendo al nostro Paese di individuare progetti all’altezza e approvare le riforme necessarie per non mancare l’occasione del Next Generation EU, evitando gli errori del passato. L’Italia non perda questa importante occasione per diventare più verde, moderna e sostenibile. Confidiamo nel dialogo aperto in questa fase dal Premier incaricato Mario Draghi che ha deciso di ascoltare anche le voci e le proposte delle tre principali associazioni ambientaliste. Ci auguriamo che il lavoro del prossimo esecutivo sia davvero caratterizzato su politiche trasversali centrate sulla transizione ecologica”, hanno spiegato le associazioni ambientalista in una nota congiunta.

“Il ministero della Transizione sarà un mix tra ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico”

Di cosa si occuperà il nuovo ministero? 

Domanda che in queste ore in tanti si stanno ponendo, temendo anche una sovrapposizione delle competenze con i ministeri attuali.

“Quello che abbiamo compreso è che il Ministero della Transizione sarà insieme un ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico. Questo non si tradurrà solo nel cambiare la targhetta dei due attuali ministeri. Le politiche saranno integrate e anche le strutture per porre finire alla dicotomia attuale. Saranno buttati giù i confini, i “tramezzi”, tra i due Ministeri. Ci auguriamo che sia un ministero integrato, non la somma dei due” ci spiega Ciafani.

Ricalcherà il modello di Francia e Spagna?

“E’ ancora prematuro per dirlo. Sarà fondamentale che ci sia una persona già competente, non abbiamo tempo per imparare. Dobbiamo approvare delle riforme in tempi molto brevi e non possiamo formare qualcuno. Il nuovo Ministro dovrà già sapere cosa fare”, continua il presidente di Legambiente.

E trasporti ed energia?

In Francia il Ministero della transizione ecologica si occupa anche di trasporti e di energia. Sarà così anche in Italia?

“Per il momento dovrebbe riguardare solo ambiente e sviluppo. Se già riusciremo a portare avanti questi due aspetti sarà una conquista. Ma dopodomani dovremmo anche integrare politiche agricole e trasporti, altri due tasselli fondamentali” conclude Ciafani.

Di fatto, se verrà confermato “il matrimonio” tra i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, l’Italia potrebbe avere uno dei primi Ministeri al mondo capace di unire fattivamente ambiente ed economia, ecologia e industria. Settori che ormai, e sembra sempre più chiaro, non possono prescindere più l’uno dall’altro.

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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