Come le miniere stanno avvelenando con il mercurio il cibo e la foresta degli indigeni del Perù

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Le miniere illegali di oro hanno modificato drasticamente il paesaggio dell’Amazzonia peruviana, aumentando di fatto i rischi di avvelenamento da mercurio per gli esseri umani e la fauna selvatica. A dirlo un nuovo studio condotto da un team di esperti degli Stati Uniti e del Perù.

Per cercare l’oro, i minatori (illegali) in Perù scavano pozzi e stagni e questo ha alterato in maniera irreversibile il paesaggio dell’Amazzonia. Ma non solo, proprio la proliferazione di questi bacini d’acqua artificiali, sta aumentando il rischio di esposizione al mercurio per le comunità indigene e per la fauna locale, un problema già noto da tempo.

Sono questi, in sintesi, i risultati dello studio pubblicato pochi giorni fa su Science Advance e condotto in collaborazione da scienziati di diverse università statunitensi e dal Centro per l’innovazione scientifica amazzonica della Wake Forest University in Perù.

Si parte da un dato di fatto, il drastico cambiamento del paesaggio dell’Amazzonia peruviana:

 “Nei bacini idrografici fortemente minati, c’è stato un aumento del 670% dell’estensione degli stagni nel paesaggio dal 1985. Questi stagni sono quasi interamente laghi artificiali creati mentre migliaia di ex pozzi minerari si riempiono di acqua piovana e sotterranea nel tempo”, ha dichiarato Simon Topp, dottorando in scienze geologiche presso l’Università della Carolina del Nord, autore dello studio.

miniere peru studio

@Science Advance

Il paesaggio, un tempo dominato dalle foreste, è ora sempre più punteggiato da questi piccoli laghi, che, secondo lo studio, forniscono condizioni di scarso ossigeno in cui il mercurio sommerso (un residuo tossico del processo di estrazione dell’oro) può essere convertito dall’attività microbica in una forma ancora più tossica, chiamata metilmercurio.

Il metilmercurio presenta rischi particolarmente elevati per gli esseri umani e i grandi predatori perché si bioaccumula nel tessuto corporeo mentre si muove lungo la catena alimentare. Ciò è particolarmente preoccupante data l’elevata biodiversità e il gran numero di popolazioni indigene che vivono nell’Amazzonia peruviana” ha spiegato Jacqueline Gerson, dottoressa in ecologia presso la Duke University, altra autrice dello studio.

Per condurre lo studio, gli scienziati hanno raccolto campioni di acqua e sedimenti durante la stagione secca a luglio e agosto del 2019, a monte e a valle dei siti di estrazione illegale dell’oro lungo il fiume Madre de Dios in Perù, i suoi affluenti, i laghi circostanti e gli stagni minerari.

Per ogni campione è stato analizzato il contenuto totale di mercurio e la proporzione in cui si trovava nella sua forma più tossica, appunto il metilmercurio.

miniera perù abbandonata

@Melissa Marchese

Combinando queste misurazioni con oltre tre decenni di dati satellitari ad alta risoluzione relativi alla zona, i ricercatori sono stati in grado di determinare l’entità del ristagno artificiale e della contaminazione da mercurio in ogni sito e identificare i collegamenti causali.

Ricordiamo che i minatori d’oro usano il mercurio, una potente neurotossina, per separare l’oro dal suolo e dai sedimenti e spesso lo fanno senza adeguate precauzioni di sicurezza per proteggere se stessi o l’ambiente.

L’avvelenamento da mercurio è una faccenda molto seria e può causare ripercussioni sulla salute, inclusi tremori, debolezza muscolare, disturbi della vista e dell’udito e perdita di coordinazione ed equilibrio. Nei casi più gravi, può portare a difetti alla nascita o alla morte.

Come se non bastasse, parte del mercurio utilizzato dai minatori viene bruciato o sversato nei fiumi, aumentando il rischio ambientale e per la stessa salute umana.

Il nuovo studio è il primo a documentare come l’attività mineraria abbia alterato in maniera drastica il paesaggio e contemporaneamente amplificato i rischi di avvelenamento da mercurio attraverso la creazione di stagni e la trasformazione microbica del mercurio in metilmercurio che avviene all’interno.

“Ci aspettiamo che questa tendenza, e i rischi ambientali e per la salute umana che provoca, continueranno finché i prezzi dell’oro rimarranno alti e l’estrazione dell’oro artigianale su piccola scala sarà un’attività redditizia”, ​​hanno dichiarato gli autori dello studio.

Probabilmente, tra l’altro, il problema della contaminazione da mercurio non riguarda solo l’Amazzonia peruviana. Questi rischi possono verificarsi anche tanti altri luoghi in cui si svolge l’estrazione dell’oro non regolamentata su piccola scala: parti di Asia e Africa subsahariana ma anche altre zone del Sud America.

Fonti: Science Daily / Science Advance

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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