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Microplastiche ovunque: l’appello della Fondazione Umberto Veronesi per uscire dal Plasticene

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Uscire dall’era della plastica è un dovere etico per salvare il Pianeta e tutelare la salute umana. A lanciare l’appello sono gli esperti della Fondazione Umberto Veronesi

Le pericolose microplastiche sono ormai ovunque: nelle acque degli oceani, nei fiumi, nei terreni, nell’atmosfera, nell’aria, nel cibo, nell’acqua potabile, negli organismi degli animali, nella placenta umana, e persino in luoghi remoti, dove non vi è la presenza umana. E ancora gran parte gli effetti sulla salute e sull’ambiente restano sconosciuti. Prima che sia troppo tardi, però, è necessario uscire da quella che è stata ribattezzata l’era del Plasticene per passare definitivamente ad un modello di economia circolare.

A chiedere un’inversione di marcia è la Fondazione Umberto Veronesi, che ha recentemente pubblicato un report in cui affronta le conseguenze deleterie dell’inquinamento da plastica e microplastiche.

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Inquinamento da plastica e microplastiche: raggiunto il punto di non ritorno 

I numeri relativi all’impatto dell’inquinamento provocato dalla plastica sono a dir poco spaventosi. Come riporta il Comitato Etico della Fondazione Umberto Veronesi nel documento appena pubblicato:

  • nel 2019 la produzione di plastiche ha raggiunto i 370 milioni di tonnellate a livello globale
  • entro il 2050 si stima che saranno prodotti altri 33 miliardi di tonnellate di nuove plastiche
  • circa il 40% della plastica prodotta in Europa è destinata a imballaggi progettati per diventare rifiuti dopo un solo utilizzo
  • una bottiglia di plastica “usa e getta” può impiegare fino 450 anni prima di degradarsi se dispersa nell’ambiente

A lanciare l’allarme sull’impatto della plastica sul Pianeta è anche l’ultimo rapporto di Dalberg, commissionato dal WWF: 3.700 miliardi di dollari è il costo per società, ambiente ed economia della plastica prodotta soltanto nel 2019, una cifra da capogiro che supera il PIL dell’India. E senza interventi urgenti ed efficaci, questi costi sono destinati a raddoppiare e nel 2040 la plastica prodotta avrà impatti per un valore pari a 7.100 miliardi di dollari, somma superiore al PIL 2019 di Germania, Canada e Australia messi insieme.

Nonostante le plastiche siamo ormai praticamente oramai ovunque – sia intorno che dentro di noi –, i loro effetti e le loro possibili conseguenze sull’ambiente, sugli esseri viventi e sulla salute umana sono ancora poco esaminati e, dunque, in parte o del tutto sconosciuti.

Ciò dipende da fattori diversi, tra cui il fatto che gli studi sugli effetti di tali materiali sono recenti, complessi e presentano alcuni problemi sperimentali ancora non risolti – chiarisce la Fondazione Veronesi – Oltre che ai danni causati dalla loro presenza, infatti, a tali materiali sono spesso associati additivi chimici potenzialmente pericolosi se presenti oltre certe quantità e all’interno di particolari interazioni.

Fermare l’inquinamento da plastiche e microplastiche è un “dovere etico”

Nel documento elaborato dal Comitato Etico di Fondazione Umberto Veronesi – dal titolo “Uscire dal Plasticene. Parere del Comitato Etico a favore di un’economia circolare delle plastiche a difesa dell’ambiente e della salute” – viene ribadito che fermare l’inquinamento da plastica è innanzitutto un dovere etico, da cui nessuno è esente. 

Alla fine del report interno del report vengono elencate alcune importanti raccomandazioni rivolte sia alle istituzioni che ai cittadini. Oltre a segnalare la necessità di investire maggiormente e in modo urgente in ricerca scientifica (sia per colmare la nostra attuale incertezza sia per sviluppare nuovi materiali e tecnologie alternative alla plastica), il Comitato Etico ha formulato un appello importante affinché le istituzioni a ogni livello agiscano con urgenza per raggiungere un accordo internazionale vincolante, sul modello di quello di Parigi sul clima, con tre precisi obiettivi:

  1. una significativa riduzione entro i prossimi venti anni della produzione e del consumo di plastica vergine stabilendo limiti alla produzione – con l’obiettivo finale di riuscire, un giorno, a ridurla al minimo.

  2. il passaggio a una sicura economia circolare delle plastiche attraverso la condivisione di standard vincolanti che prevedano l’eliminazione progressiva degli additivi chimici pericolosi per la salute umana e l’ambiente e al cui interno ogni prodotto sia progettato “by design” per avere il minore impatto possibile sull’ambiente e sulla salute.

  3. la lotta all’inquinamento ambientale causato dalle macro-, micro- e nano plastiche attraverso il finanziamento e l’incentivazione di nuove soluzioni strategiche e tecniche nell’ottica di una maggiore assunzione di responsabilità verso il futuro del pianeta e verso le nuove generazioni.

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Fonte: Fondazione Umberto Veronesi 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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