Le microplastiche sono anche sulle api: attaccati ai loro corpi soprattutto frammenti di poliestere e PVC

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Come ormai sappiamo, le microplastiche sono davvero ovunque e il loro campionamento è un compito assai difficile per gli scienziati. Le api e i loro alveari, purtroppo, non sono esenti dal problema e questi insetti potrebbero addirittura rivelarsi utili come campionatori attivi di microplastiche. A sostenerlo un nuovo studio.

Le microplastiche sono anche sulle api, nei loro alveari e, di conseguenza, potrebbero trovarsi anche nel miele che consumiamo così come in diversi altri cibi. Uno studio, pubblicato su Science of the total environment, per la prima volta ha utilizzato questi insetti per il biomonitoraggio degli inquinanti derivati dalla plastica.

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La ricerca è stata condotta in Danimarca e, in pratica, le api sono state utilizzate come bioindicatori per monitorare la presenza di microplastiche nell’ambiente. Lo studio si è svolto su diversi siti di osservazione, alcuni si trovavano nel centro di Copenaghen altri in zone limitrofe alla città o in aperta campagna.

Dai vari siti e alveari sono stati prelevati campioni di api e il monitoraggio ha rilevato la presenza di microplastiche in tutti gli ambienti.

“Il carico più elevato corrispondeva agli apiari urbani, ma un numero paragonabile di microplastiche è stato trovato negli alveari delle aree suburbane e rurali, il che può essere spiegato dalla presenza di insediamenti urbani all’interno della fascia di foraggiamento delle api operaie e dalla facile dispersione di piccole microplastiche dal vento” scrivono gli studiosi.

L’analisi ha confermato la presenza di tredici polimeri sintetici, il più frequente dei quali era il poliestere seguito da polietilene e polivinilcloruro (PVC).

@Science of The Total Environment

“Le api da miele interagiscono con l’ambiente all’interno della loro area di raccolta e portano con sé le sostanze inquinanti. (…) I nostri risultati hanno dimostrato la presenza di microplastiche attaccate al corpo delle api mellifere e aprono un nuovo percorso di ricerca per il loro utilizzo come biocampionatori attivi per l’inquinamento antropogenico” scrivono gli autori dello studio.

Fonte: Science of The Total Environment

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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