I vestiti in lavatrice stanno producendo un’enorme montagna di “lanugine” sintetica che inquina mari e terreni coltivati

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Programmi ecologici o rapidi, acqua caldissima o lavaggio a freddo, ma avete mai pensato quanto inquinano le vostre lavatrici? Una quantità inimmaginabile di microfibre sintetiche vengono infatti riversate nel mare e negli oceani semplicemente attraverso il lavaggio dei nostri panni. E non solo: la “lanugine” che si forma inquina anche, e tanto, i terreni.

A evidenziarlo ancora una volta (già uno studio del 2016 pose la questione del gravoso rilascio di microfibre durante i lavaggi in lavatrice), sono i ricercatori dell’Università della California, Santa Barbara, che stimano siano 5,6 milioni le tonnellate di microfibre sintetiche che abbiamo rilasciato nell’ambiente da quando abbiamo iniziato a indossare indumenti in poliestere e nylon (più o meno dagli anni ’50).

E poco più della metà di questa massa – 2,9 milioni di tonnellate – è probabilmente finita nei nostri fiumi e mari, l’equivalente di 7 miliardi di giacche in pile, dicono i ricercatori.

Ma mentre ci preoccupiamo per l’inquinamento dell’acqua, sempre più questo problema di “lanugine” va a colpire anche i nostri terreni. Secondo il team statunitense, ad oggi l’emissione nell’ambiente terrestre ha anzi superato quella nei corpi idrici: circa 176.500 tonnellate all’anno contro 167mila tonnellate.

La ragione? Gli impianti di trattamento delle acque reflue catturano anche le fibre perse dalle lavatrici. Quello che sta succedendo è che quelle fibre catturate, insieme ai fanghi biosolidi, finiscono poi nei terreni coltivati o semplicemente sepolte nelle discariche.

Ho sentito dire che il problema della microfibra sintetica derivante dal lavaggio degli indumenti si risolverà da solo man mano che i lavori di trattamento delle acque reflue diventeranno più diffusi in tutto il mondo e più efficienti. Ma in realtà quello che stiamo facendo è semplicemente spostare il problema da un comparto ambientale a un altro”, ha dichiarato alla BBC News Roland Geyer, della Bren School of Environmental Science and Management della UCSB.

Circa il 14% di tutta la plastica viene utilizzato per produrre fibre sintetiche, principalmente per l’abbigliamento. Quando questi indumenti vengono lavati, perdono piccole ciocche molto più sottili di un capello umano.

Nel rapporto appena pubblicato sulla rivista PLoS, il team dell’UCSB ha cercato di capire quanto abbigliamento sintetico fosse stato prodotto negli ultimi 65 anni circa, come è stato utilizzato e come è stato pulito (considerando, ad esempio, quante persone nel mondo hanno accesso alle lavatrici e quante ancora lavano a mano; e quante di quelle lavatrici sono a caricamento frontale e quante sono a caricamento dall’alto).

Di fatto, metodi diversi (e detergenti) perdono quantità diverse di fibre. Sappiamo anche che le pale rotanti nei caricatori dall’alto esercitano molta pressione meccanica sugli indumenti e sono quindi considerate maggiori produttrici di microfibre.

Quando il team dell’UCSB ha eseguito la sua analisi di flusso su tutte queste variabili, il numero emerso per la massa totale di microfibre sintetiche prodotte dal lavaggio degli indumenti tra il 1950 e il 2016 era di 5,6 milioni di tonnellate. La metà di questo importo, tuttavia, è stata rilasciata solo nell’ultimo decennio.

Nel 1990, affermano i ricercatori, lo stock medio globale di indumenti pro capite era di 8 kg. Nel 2016 era di 26 kg pro capite.

Ciò cosa comporta? Una necessaria inversione di tendenza: dalla progettazione di filtri più efficienti sulle lavatrici allo sviluppo di un migliore trattamento delle acque reflue.

Le microfibre rappresentano una sfida particolare perché queste sfuggono dagli impianti di trattamento delle acque reflue a migliaia di miliardi, anche con un trattamento avanzato”, spiegano i ricercatori.

Sappiamo che le microplastiche sono presenti nell’ambiente per decenni, ma non sappiamo ancora come potrebbe essere un livello accettabile dal punto di vista ambientale di contaminazione da microplastiche – in qualsiasi ambiente. Ciò sottolinea l’importanza della ricerca volta a comprendere meglio l’impatto ecologico di microfibre in ambienti sia terrestri che acquatici”.

Fonti: BBC News / PLoS

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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