@ vilainecrevette/123rf.com

Questo studio ci mostra il drammatico viaggio di massa delle nostre mascherine chirurgiche verso l’Oceano

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

I ricercatori hanno utilizzato un nuovo modello per prevedere dove andranno a finire i rifiuti connessi alla pandemia non correttamente smaltiti

In tutto il mondo la pandemia da Covid-19 ha portato a una crescente richiesta per dispositivi in plastica monouso come mascherine chirurgiche e non, guanti e camici. La maggior parte di questi oggetti, divenuti poi rifiuti, finisce nei fiumi e negli oceani – andando a peggiorare una situazione di inquinamento marino già fuori controllo.

Un nuovo studio si è dato come obiettivo quello di immaginare la quantità e il destino dei rifiuti negli oceani, utilizzando un modello matematico recentemente sviluppato per quantificare l’impatto della pandemia sui rifiuti plastici provenienti dalla terraferma. Utilizzando questo modello, i ricercatori hanno scoperto che nel mondo sono stati generati più di 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici associati alla pandemia – più di 25.000 tonnellate di questi sono finiti negli oceani. Nel giro di tre o quattro anni, una porzione significativa di tutti questi rifiuti plastici finirà sui fondali o sulle spiagge, mentre una porzione più piccola andrà alla deriva nell’oceano aperto, portata dalle correnti.

Il nostro modello simula come la plastica si sposti sulla superficie dell’oceano trasportata dal vento e dalle correnti marine, e come venga degradata dalla luce del sole o dal plancton, finendo poi sulle spiagge o in fondo al mare – spiegano i ricercatori. – I risultati possono rispondere a domande ipotetiche come per esempio: che cosa succederebbe se noi aggiungessimo ancora altre quantità di plastica nell’oceano oltre a quelle già presenti?

Lo studio evidenzia inoltre fiumi e corsi d’acqua che richiedono particolare attenzione per quanto riguarda la gestione dei rifiuti plastici: i fiumi asiatici, per esempio, sono responsabili del 73% dello sversamento totale dei rifiuti plastici negli oceani – con i fiumi Arvand, Indo, e Azzurro che si riversano nel Golfo Persico, nel Mar Arabico e nel Mar Cinese Orientale. I fiumi europei, invece, contribuiscono con l’11%, mentre gli altri continenti impattano in modo minore. Come detto, la maggior parte dei rifiuti è destinato a raggiungere spiagge o fondali marini, ma c’è un piccolo quantitativo di plastica che si raggrupperà invece nell’Oceano Artico – definito come “destinazione finale” dei rifiuti plastici trasportati nei mari a causa dei percorsi delle correnti.

@ PNAS

 

Esiste uno schema nella circolazione delle correnti oceaniche, ed è per questo che abbiamo creato modelli digitali in grado di replicare tali movimenti – spiegano ancora i ricercatori. – Sappiamo, per esempio, che se i rifiuti provenienti dai fiumi asiatici finiscono nell’Oceano Pacifico settentrionale, alcuni di questi si depositeranno nell’Oceano Artico – una sorta di “oceano circolare” che può essere considerato un po’ come un estuario, poiché accumula e raccoglie tutti i rifiuti abbandonati dai diversi continenti.

Il modello dimostra che circa l’80% dei rifiuti plastici che si accumulano nell’Oceano Artico è destinato ad affondare nel breve periodo. Inoltre, si prevede la nascita di una zona di accumulazione di plastica circumpolare entro il 2025. L’ecosistema artico è già considerato particolarmente vulnerabile per la sua alta sensibilità ai cambiamenti climatici: i potenziali impatti ecologici dell’esposizione ai rifiuti plastici aggiunge un altro motivo di preoccupazione. Per contrastare la piaga dei rifiuti negli oceani, i ricercatori suggeriscono l’adozione di nuove pratiche di gestione e smaltimento dei rifiuti medici – soprattutto da parte dei paesi in via di sviluppo. Inoltre sarebbe opportuno investire finanze per il riciclo di questi rifiuti e per lo sviluppo di materiali maggiormente ecosostenibili.

Seguici su Telegram | Instagram | Facebook | TikTok | Youtube

Fonte: PNAS

Ti consigliamo anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Sono laureata in Lingue e Culture Straniere. Da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile, tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
Seguici su Instagram
Seguici su Facebook