Come abbiamo avvelenato un’intera isola dei Caraibi con un pesticida della famiglia del DDT

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Nell’arcipelago delle Piccole Antille c’è un’isola paradisiaca, Martinica, che l’uomo ha riempito di un pesticida cancerogeno, il clordecone, che ha letteralmente avvelenato acqua e suolo, mostrandosi legato ad un tasso insolitamente elevato di cancro alla prostata degli abitanti. L’allarme degli isolani, preoccupati per la situazione.

Martinica è un’isola dello splendido arcipelago delle Piccole Antille, territorio francese, che per molti turisti significa riposo, bellezze naturali e cocktail in spiaggia. Ma per chi ci abita è tutto fuorché un Paradiso: avvelenati dal clordecone, un insetticida obsoleto, i residenti hanno alti tassi di cancro alla prostata e sono preoccupati per la loro vita.

Una vicenda i cui sospetti erano stati sollevati da tempo. La Francia era stata già accusata di aver avvelenato questi incantevoli luoghi (non solo Martinica tra l’altro, anche Guadalupe). Il clordecone è infatti un insetticida della stessa famiglia del DDT, è stato messo al bando nel 1993 ma era stato usato in modo massico dal 1972 in quanto particolarmente efficace contro un coleottero parassita capace di distruggere interi bananeti, una delle principali risorse di quelle terre.

La molecola però è un vero e proprio veleno, interferente endocrino riconosciuto, e classificato già nel 1979 dall’OMS come possibile cancerogeno, con diversi studi successivi che indicano il particolare pericolo di esposizione per la prostata. Ma nessuno aveva mai avvisato gli ignari abitanti che l’utilizzo del pesticida sarebbe stato così pericoloso.

Non ci hanno mai detto che era pericoloso – riferisce infatti alla BBC Ambroise Bertin, isolano – Quindi le persone lavoravano, perché volevano i soldi. Non avevamo istruzioni su cosa fosse e cosa non andasse bene. Ecco perché molte persone si sono avvelenate”.

Ambroise ha usato il composto sui bananeti per molti anni. Successivamente, ha avuto il cancro alla prostata, una malattia che è più comune in Martinica e Guadalupe che in qualsiasi altra parte del mondo. Nelle Indie occidentali francesi infatti, nonostante gli effetti cancerogeni fossero già noti, è stato comunque utilizzato, in barba agli allarmi degli scienziati.

Mentre negli Usa la produzione era stata interrotta già nel 1975, nel 1981 le autorità francesi autorizzarono il clordecone per l’uso nelle piantagioni di banane nelle Indie occidentali francesi, e, anche se fu finalmente bandito nel 1990, i coltivatori fecero pressioni – e ottennero – il permesso di continuare a utilizzare le scorte fino al 1993.

“Ci dicevano: non mangiare né bere nulla mentre lo metti giù” riferisce Ambroise, che ora ha 70 anni.

Ma questo è l’unico indizio che lui e altri lavoratori nelle piantagioni di banane della Martinica negli anni ‘70, ‘80 e primi anni ‘90 hanno ricevuto sul possibile pericolo. A pochi, se non nessuno, è stato detto di indossare guanti o maschere. Ora, molti hanno sofferto di cancro e altre malattie.

Secondo le stime degli scienziati, il clordecone è responsabile in particolare di circa il 5-10% dei casi di cancro alla prostata nelle Indie occidentali francesi, con un numero compreso tra 50 e 100 nuovi casi all’anno su una popolazione di 800.000 persone.

martinica avvelenata cancerogeno

©Peter Hermes Furian/Shutterstock

“Cerchi di avere uno stile di vita sano – riferisce Valy Edmond-Mariette, 31 anni – Quindi forse limiterai gli effetti del veleno. Ma non sei sicuro. Io ei miei amici ci stavamo chiedendo: vuoi davvero dei bambini? Perché se diamo loro il latte materno forse avranno il clordecone nel sangue. Penso che nessuno dovrebbe porsi questo tipo di domande, perché è orribile”.

Per molti il pesticida è una nuova forma di schiavitù. Per due secoli, infatti, fino al 1848, Martinica è stata una colonia che dipendeva dalla produzione di zucchero da parte degli schiavi. E alla fine del XX secolo, alcuni dei grandi coltivatori di banane che usavano il clordecone erano i discendenti diretti di quegli esportatori di zucchero schiavi, parte di una piccola minoranza bianca nota come békés.

Prima siamo stati ridotti in schiavitù. Poi siamo stati avvelenati” riferisce con tristezza Ambroise.

In nome del dio denaro dei potenti e sfruttando la fame dei più deboli.

Fonti di riferimento: BBC / OMS / À l’air libre/Twitter

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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