Marea rossa in Ungheria: un disastro che ha lasciato il segno

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Quali possono essere le conseguenze di un incidente chimico sulla natura? Lo rivelano con forza gli scatti realizzati dal fotografo spagnolo Palindrome Mészáros, che ha documentato nel suo lavoro “The Line” i drammatici postumi della cosiddetta “marea rossa“, il gravissimo incidente della fabbrica di alluminio di Ajka, in Ungheria, avvenuto il 4 ottobre 2010.

Si tratta del più grave disastro ambientale di questo tipo che abbia mai colpito l’Ungheria, nonché uno dei più gravi al mondo. Sono circa le 12:30, quando quel maledetto giorno di ottobre, uguale a tanti altri, si trasforma in un inferno rosso. L’angolo nord-occidentale di un enorme bacino di decantazione di fanghi della fabbrica di alluminio locale cede di schianto, liberando una massa imponente di acqua e fanghi rossi di quasi 1.000.000 di metri cubi che travolge tutto e tutti, dando vita a una vera e propria alluvione. Crollano le abitazioni e i ponti, le persone si rifugiano sui ponti, qualcuno non ce la fa e muore annegato, le strade si trasformano in vorticosi torrenti di acqua rossa. Alla fine la zona coinvolta dall’evento alluvionale sarà di circa 40 chilometri quadrati.

Gli scatti di Mészáros sono tutti abbastanza impressionanti, ma questa immagine degli alberi segnati dai fanghi rossi tossici, che sembra essere composta da due foto unite assieme appositamente, o realizzata con qualche trucco, è forse una delle più emblematiche. È proprio così che appare ancora oggi questa foresta, a distanza di ben due anni: sembra essere stata appena investita dall’ondata di alluminio pesante, che ha ucciso ogni forma di vita animale o vegetale lungo il suo corso, azzerata dall’elevata alcalinità, lasciando una sinistra macchia nella parte inferiore degli alberi.

Il fotografo che ha visitato quelle zone spiega come, ufficialmente, tutto sia tornato alla normalità, nel senso che le persone hanno fatto ritorno alle loro case e il governo ha costruito un certo numero di unità abitative pubbliche chi ha avuto l’abitazione distrutta. Naturalmente, però, molti dei residenti hanno ancora paura per la loro sicurezza e la loro salute. Ma le fotografie si concentrano piuttosto sull’effetto visivo che la fuoriuscita ha causato al paesaggio.

Ho sempre voglia di sapere ciò che resta quando la notizia non è più ‘nuova’spiega lo spagnolo- e la storia viene dimenticata dai media. Un approccio diverso da questo più tradizionale a me è sembrato invece naturale“. E allora non dimentichiamo quello che è successo nel villaggio di Kolontár, nel vicino centro di Devecser, nei fiumi Torna e Marcal, invasi da quel fango rosso, prodotto di scarto del processo Bayer di purificazione del minerale Bauxite in Allumina. Quel fango che dietro di sè ha lasciato solo inquinamento, morte e una striscia rossa indelebile.

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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