Marea nera: sigillato il pozzo della BP, dopo 5 milioni di barili di petrolio e una spesa di otto miliardi di dollari

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È stato finalmente chiuso e sigillato “definitivamente” il pozzo Macondo della Bp, da cui in soli cinque mesi sono fuoriusciti quasi cinque milioni di barili di petrolio. Secondo le autorità di controllo quindi la piattaforma della compagnia petrolifera non costituirà più una minaccia, né per l’uomo, né per l’ambiente.

A rendere nota la notizia è stato l’ammiraglio in congedo Thad Allen, coordinatore della attività per la Casa Bianca, che ha seguito tutte le operazioni di ripulitura e tamponamento della marea nera nel Golfo del Messico dal momento in cui è esplosa la Deepwater Horizon.

Sono molto orgoglioso di annunciare che grazie al nuovo blocco otturatore sistemato sul pozzo, grazie al cemento che è stato colato, il pozzo non rappresenta più una minaccia per il Golfo del Messico” – ha commentato l’ammiraglio Thad Allen.

Al centro del dramma ambientale, causato dalla fuoriuscita del greggio e costato otto miliardi di dollari, c’è il blocco otturatore, o valvola di sicurezza, che non ha funzionato correttamente, causando l’esplosione delle struttura. L’inchiesta in corso, quindi, cercherà di stabilire le dinamiche e le responsabilità per capire come mai la valvola non ha funzionato al momento dell’incidente.

E oltre ai danni economici e ambientali, iniziano a manifestarsi le prime conseguenze sull’uomo provocate dai disperdenti subacquei, come il Corexit 9.527, che contiene il 2-butossietanolo, sostanza che può distruggere le cellule del sangue e che si manifesta con urine scure, irritazioni gastrointestinali e dissenteria.

Leggi tutti gli articoli sulla marea nera nel Golfo del Messico

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