Marea nera in Costa Azzurra: il disastro dopo l’incidente fra 2 navi nel Santuario dei Cetacei

Marea nera in Costa Azzurra

Di male in peggio. Il petrolio e i veleni finiti in mare nel cuore del Santuario dei Cetacei a causa dello scontro tra la portacontainer cipriota Cls Virginia e la motonave tunisina Ulisse, il 7 ottobre scorso, hanno raggiunto e sporcato le splendide coste di Saint-Tropez.

I residui di petrolio sono finiti sulle spiagge della Francia sud-orientale, compresa la famosa spiaggia di Pampelonne nel Golfo di Saint-Tropez, a 10 giorni dal disastro ambientale.

Le autorità transalpine hanno fatto scattare il cosiddetto piano Polmar per contrastare l’inquinamento. Nonostante l’utilizzo di navi specializzate, purtroppo la chiazza si è frammentata in migliaia di pezzi per via delle onde e delle condizioni meteo avverse. Pezzi difficili da intercettare.

Spiegano le autorità francesi che il carburante si sta disperdendo sempre più finemente sotto forma di palline difficili da individuare spostandosi anche a 30 km dalla costa sudorientale della Francia.

Secondo la Prefettura Marittima del Mediterraneo, questa marea nera “sembra venire” dalla collisione delle due navi al largo della Corsica.

Complice anche il cattivo tempo, le autorità non sono state in grado di piazzare le reti da traino per recuperare il petrolio prima che arrivasse sulla costa. Al largo, continua l’aspirazione dei residui. In totale, le autorità stimano che siano finiti in mare durante la collisione 600 metri cubi di petrolio.

Paura per la fauna marina e la posidonia della Costa Azzurra

Dopo il Santuario dei cetacei, adesso i timori riguardano anche l’ecosistema marino dell’area protetta del promontorio di Saint Tropez e Ramatuelle. Si teme sia per la fauna che per le praterie di posidonia.

“I principali residui sono stati depositati sulla costa per 16 km”, ha detto all’AFP il sindaco di Ramatuelle, Roland Bruno, la città la cui spiaggia è diventata famosa grazie a Brigitte Bardot. I residui di idrocarburi si sono depositati “nelle insenature e nelle spiagge, toccando in particolare i banchi di posidonia”.

A causa del maltempo, le spiagge erano deserte quando il petrolio è arrivato ma ora l’accesso è stato chiuso ai bagnanti.

Nel Santuario dei Cetacei, stando all’ultimo aggiornamento fornito da Greenpeace una settimana fa, la macchia di idrocarburi interessava oltre 100 kmq. In poche ore, l’area interessata dalla contaminazione si è allargata, passando dai circa 88 kmq dell’8 ottobre ai 104 del 9.

La sorte delle due navi

La portacontainer cipriota della Virginia è ancora all’ancora al largo della Corsica, ha dichiarato la prefettura marittima. È circondata da un dispositivo antinquinamento e la sua partenza, “sotto la responsabilità dell’armatore”, non è più di natura urgente. “Lo stato ora sta aspettando che l’armatore presenti un piano d’azione convincente”.

Secondo quanto riferito dalla Guardia Costiera, invece ieri sera la nave Ulisse ha raggiunto autonomamente il porto di Rades (Tunisia) assistita da un rimorchiatore e monitorata da diversi mezzi navali dei Comandi territoriali della Guardia Costiera interessati al transito (Olbia, Cagliari e Palermo).

“Sul luogo del sinistro, la portacontainer cipriota Virginia oggi è stata ispezionata da un team congiunto di esperti in materia di sicurezza della navigazione Italo-Francesi. Per l’Italia presente un Ufficiale specializzato in sicurezza della navigazione (Port State Control) in servizio presso il Nucleo Coordinamento regionale PSC di Livorno. A seguito dell’ispezione condotta è stata rilevata la presenza di ulteriore carburante all’interno della cisterna lesionata della portacontainer. Sono in corso valutazioni tecniche sulle opportune modalità di esaurimento per trasferire detta quantità residua a bordo di un’unità specializzata e scongiurare ulteriori rischi per l’ambiente marino” spiega la Capitaneria.

Gli effetti nefasti di questo disastro non sono ancora noti ma siamo certi che saranno gravi.

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Francesca Mancuso

Foto cover: Twitter

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