Marea nera del Golfo del Messico: arrivano le prime accuse penali per BP

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A due anni dall’esplosione e dall’affondamento della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, che ha causato uno dei maggiori danni ambientali che abbiano mai interessato le acque oceaniche, con particolare riferimento al Golfo del Messico, alcuni nodi iniziano a venire al pettine. Un ex ingegnere della compagnia anglo-olandese che aveva in gestione la piattaforma, la British Petroleum, è infatti stato fermato dalle autorità con l’accusa di aver agito volontariamente nell’ostacolare il corso della giustizia.

Kurt Mix, ora cinquantenne, sarebbe responsabile di aver distrutto centinaia di messaggi inviati ad un supervisore nei quali erano descritte le quantità di petrolio che si stavano riversando in mare a 5000 metri di profondità, provocando un vero e proprio disastro ambientale. Mix era tra coloro che dovevano occuparsi di monitorare la quantità di petrolio sversato e di provvedere ad arginarne le perdite. Nel corso dell’accaduto, la Britih Petroleum aveva inviato alle autorità competenti dei resoconti sulle stime delle perdite di petrolio, dati che in seguito si erano rivelati inferiori a quelli reali.

Nel corso dei primi due mesi dall’incidente, la British Petroleum aveva riportato stime quotidiane per i versamenti di petrolio, secondo cui le perdite di oro nero avrebbero dovuto aggirarsi tra i 1000 e i 5000 barili al giorno. Le stime governative ufficiali sono giunte però alla conclusione che le perdite di petrolio ammontavano a ben 50 mila barili al giorno, oltre dieci volte tanto quanto riportato dalla British Petroleum.

Per il proprio tentativo di ostacolare il corso della giustizia, Kurt Mix rischia fino a 20 anni di prigione, oltre al pagamento di una multa dell’ammontare di 500 mila dollari. L’ingegnere aveva lasciato la British Petroleum nel 2011 e sarà presto giudicato dal tribunale competente. La British Petroleum, in un comunicato riportato sul sito web, ha dichiarato di volersi astenere dal commentare la vicenda di Mix, continuando a collaborare con la giustizia.

Saranno i giudici a determinare se le azioni dell’ingegnere potranno essere giudicate come spinte dalla volontà di complicare il corso delle indagini, offuscando ciò che stava realmente accadendo nella profondità delle acque del Golfo del Messico. Nel corso delle indagini si terrà inoltre conto di come la British Petroleum si fosse dichiarata pronta ad affrontare un disastro anche maggiore rispetto a quello della Deepwater Horizon, parole che però, nei mesi successivi al 20 aprile 2010, non si sono dimostrate veritiere nella pratica. La British Petroleum, in merito al proprio cattivo operato, sarà presto protagonista di un processo civile che vedrà schierarsi contro di lei il governo federale e sei degli stati che si affacciano sul Golfo del Messico.

Marta Albè

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Life Coach, insegnante di Yoga e meditazione. Autrice del libro “La mia casa ecopulita” edito da Gribaudo - Feltrinelli editore.
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