Disastro ambientale in Corsica: corsa contro il tempo per salvare il Santuario dei cetacei dal petrolio (VIDEO)

incidente Santuario dei cetacei

Marea nera nel Santuario dei Cetacei. È corsa contro il tempo per contenere l’espansione del carburante fuoriuscito dalla portacontainer cipriota Cls Virginia a seguito dello scontro con la motonave tunisina Ulisse, che trasportava camion e auto.

L’incidente è avvenuto due giorni fa circa 28 km a nord ovest di Capo Corso, in pieno Santuario internazionale dei cetacei.

Per fortuna non ci sono stati feriti tra i membri dell’equipaggio ma i danni all’ambiente sono incalcolabili. La chiazza di combustibile attualmente si estende per oltre 20 km nonostante l’intervento di alcuni mezzi antinquinamento, tre dei quali della società consortile Castalia.

Secondo quanto riportato dalla Guardia Costiera, la collisione ha provocato una fuoriuscita di circa 600 metri cubi dalla porta container. Le autorità francesi e quelle italiane, in ottemperanza al piano d’intervento RAMOGEPOL, stanno continuando a monitorare la situazione sia coi mezzi navali che con quelli aerei.

“Vengono anche acquisiti elementi di carattere tecnico/strutturale sulle due unità coinvolte nel sinistro. Si monitorano le condizioni meteomarine e le loro previsioni per comprendere la possibile evoluzione della macchia inquinante. Previsti nei prossimi giorni corrente e vento verso la Corsica” fa sapere la Guardia Costiera che ha pubblicato un video in cui si vede chiaramente la chiazza scura che avvelena le acque marine.

L’incidente nel Santuario dei Cetacei era prevedibile

Tutte le preoccupazioni adesso riguardano il Santuario dei Cetacei, visto che la collisione ha avuto luogo nel cuore di questa area marina protetta in cui si trovano ben 12 specie. Nella zona dell’incidente vivono soprattutto grandi cetacei. Lì sono stati osservati sia la balenottera comune che il capodoglio.

“Le nostre preoccupazioni si sono avverate: un altro incidente incredibile tra imbarcazioni che dovrebbero esser dotate delle migliori tecnologie e in condizioni meteorologiche assolutamente ideali. In attesa dei risultati dell’indagine che deve accertare le responsabilità, ora possiamo solo sperare che le delicatissime procedure per disincastrare le due navi riescano ad evitare ulteriori dispersioni di combustibile in mare e, soprattutto, l’affondamento della portacontainer” sono le parole di Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia.

Il momento più delicato sarà quando le due imbarcazioni dovranno essere separate. A quel punto, teme l’associazione, si potrebbero verificare importanti sversamenti di idrocarburi che sarà necessario arginare.

Un incidente di questo tipo era prevedibile – aggiunge Giannì – e Greenpeace non è stata certo l’unica a lanciare l’allarme sull’affollamento delle rotte marittime in un’area teoricamente protetta come quella del Santuario dei Cetacei.”

Il Santuario dovrebbe essere protetto sul serio e la speranza è che da questo tragico incidente si possa imparare e che non sia l’ennesimo disastro ambientale prevedibile:

“Introdurre norme precise sulla protezione e sulla tutela del Santuario dei Cetacei è una scelta non più rinviabile, il decreto anti-inchini non basta. Un’altra Concordia è sempre possibile” conclude Giannì.

Cos’è finito in mare?

Purtroppo in particolar modo dalla portacontainer, è fuoriuscito del combustibile navale che di solito contiene una grande quantità di sostanze tossiche e cancerogene, tra cui Idrocarburi Policiclici Aromatici.

Un disastro che si poteva evitare.

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Francesca Mancuso

Foto: Ansa

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