L’Italia a Copenhagen, il sì di Berlusconi e le intenzioni della Prestigiacomo

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Finalmente anche Cina e Usa hanno dato la propria adesione a partecipare al vertice di Copenhagen, che si svolgerà dal 7 al 18 dicembre prossimo. E l’Italia? Dove eravamo rimasti? Il Ministro dell’Ambiente aveva confermato di essere presente, si aspettava solo il sì del premieri , che finalmente, è arrivato.

É stata proprio la Prestigiacomo a confermarlo: “La presenza dei capi di stato è prevista per il 16 dicembre, nel corso di una cena. Questo significa che il negoziato si deve concludere prima di quella data“, affinché si possa elaborare il contenuto di un possibile accordo tra i leader mondiali. E aggiunge anche: “l’Italia farà il suo ruolo ma non accetterà un protocollo di Kyoto 2» in cui si adottano due pesi e due misure, visto che, secondo il ministro, alcuni paesi sono vincolati “legalmente e altri soltanto politicamente“.

Inoltre, il Ministro sostiene che per il nostro paese, il vertice potrebbe essere la grande opportunità che apre una svolta nella lotta ai cambiamenti climatici, vista come un fattore di crescita tecnologica, industriale e imprenditoriale. Lo ha sostenuto nel corso della presentazione del Rapporto di Sostenibilità 2008 del Gruppo Finmeccanica, lo scorso 24 novembre. “Per il nostro Paese – ha detto – c’è la possibilità di riconvertire le imprese, sviluppare nuove tecnologie e vivere in un ambiente meno inquinato“.

Difende a spada tratta la green economy, definendola “un’opportunità enorme, l’unica economia possibile per il futuro“. Per questo si aspetta dal vertice danese qualcosa di più di un semplice negoziato per ridurre le emissioni in atmosfera. Conclude: “Sarà una sfida per lo sviluppo futuro, per lo sviluppo sostenibile che si vince se si superano i nodi storici, come per esempio la differenza tra il Nord e il Sud del mondo“.

Francesca Mancuso

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