Quelle leggi, eterne incompiute, che potrebbero frenare i cambiamenti climatici in Italia

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Ieri nelle piazze di tutto il mondo, giovani e non, guidati da Greta hanno marciato chiedendo un futuro all’insegna della sostenibilità. Oggi i riflettori si sono spenti ma non deve calare l’attenzione sia dei cittadini che del mondo politico sul tema dei cambiamenti climatici.

Anche se noi, nel nostro piccolo, possiamo dare il nostro contributo, spetta ai rappresentanti politici di tutto il mondo intervenire per salvare la Terra dalla catastrofe climatica.

Gli accordi di Parigi hanno in parte indicato la strada, nel tentativo di contenere l’aumento globale delle temperature entro i 2°C ma ciò non basterà, come ha più volte sottolineato la ragazza diventata ormai il simbolo della lotta ai cambiamenti climatici: Greta Thunberg.

E l’Italia? In particolare nel nostro paese, sono tanti gli interventi e le leggi arenate che potrebbero fare la differenza.

Riduzione delle emissioni

Per essere in linea con quanto stabilito a Parigi, entro il 2050 il nostro paese dovrebbe ridurre le emissioni di gas serra ogni anno di circa 13 MtCO2eq. Un tasso di riduzione dal quale siamo stati ben lontani negli ultimi 4 anni, anche se inferiore a quello registrato nel decennio 2005-2014, come ha sottolineato anche Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Favorire le energie rinnovabili

Per tenere a freno le emissioni inquinanti, l’Italia dovrebbe da una parte produrre ogni anno circa 1,5 Mtep di energia da fonte rinnovabile, dall’altra ridurre i consumi energetici finali di altrettanto.

Anche in questo caso siamo purtroppo distanti da questo obiettivo. Negli ultimi 4 anni la crescita delle energie pulite ha subito un freno: è stata di circa 0,5 Mtep, un terzo del necessario, pochissimo se si considera che i consumi di energia sono anche aumentati.

Quelle leggi, eterne incompiute, che potrebbero fare la differenza

Se Greta ha avuto certamente il merito di portare la questione climatica al centro dell’attenzione mediatica coinvolgendo giovani e non, ciò non basta. Occorre innanzitutto tradurre in pratica ciò che da tempo i nostri governanti promettono. Alcune leggi attendono da anni di essere approvate dal Parlamento italiano, norme che potrebbero sì fare la differenza e dare un importante contributo alla causa.

Via i sussidi alle fonti fossili e no alle trivellazioni

Secondo l’ultimo rapporto mensile di Climate Scorecard, rilanciato da Kyoto club, l’Italia ha sostenuto, sia direttamente che indirettamente, i combustibili fossili per 14,8 miliardi di euro nel 2016 e 13,2 miliardi di euro nel 2015. Questi aiuti di stato, nemici del clima, sono stati concessi sia alla produzione che al consumo, sotto forma di esenzione di tasse, sconti e finanziamenti.

Tra le leggi che potrebbero contribuire a ridurre il ricorso al petrolio, c’è il recente accordo sulle trivellazioni in mare che prevede da una parte l’aumento di 25 volte dei canoni annuali di coltivazione e stoccaggio degli idrocarburi, costringendo le compagnie petrolifere a sborsare una tassa decisamente maggiore rispetto al passato. Dall’altra, lo stop di 18 mesi alle ricerche di idrocarburi in mare. Peccato però che l’accordo preveda anche una moratoria di 2 anni che salva le estrazioni già in atto, che ”potranno continuare fino a esaurimento”.

Decreto rinnovabili

Atteso, da tempo il decreto è ancora fermo al palo anche se permetterebbe di rilanciare un settore che darebbe un contributo importante alla riduzione dei gas serra. Lo stallo riguarda entrambi i decreti al vaglio del Ministero dello Sviluppo economico: il Fer 1, bocciato a fine anno dalla Conferenza delle Regioni, a causa dei mancati incentivi alla geotermia e all’idroelettrico e il Fer 2, che stando alle promesse, avrebbe dovuto incentivare fonti rinnovabili. Secondo il viceministro allo Sviluppo economico Dario Galli, il decreto Fer 2 è in fase di completamento e

“la mancata considerazione delle biomasse nel DM Fer1 discende dal fatto che si è inteso, con tale decreto, promuovere le sole fonti più mature e vicine alla competitività. Si è ritenuto rinviare a un secondo e specifico decreto, in fase di completamento, la valutazione del sostegno alle fonti più innovative e costose, tra le quali, appunto le biomasse classificabili come scarti e sottoprodotti”.

I tempi però non sono ancora stati resi noti.

Consumo di suolo

Due sono i decreti per contrastare il consumo del suolo e favorire la rigenerazione edilizia. Si tratta del ddl 86 “Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo nonché delega al Governo in materia di rigenerazione delle aree urbane degradate” e del ddl 164 “Disposizioni per l’arresto del consumo di suolo, di riuso del suolo edificato e per la tutela del paesaggio”.

Presentati a marzo 2018, entrambi prevedono l’adeguamento degli strumenti di pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistica, e ancora che le politiche di sviluppo territoriale nazionali e regionali favoriscano la destinazione agricola del suolo.

Mentre il primo prevede step graduali, il ddl 164 introdurrebbe misure immediate. Il ddl 86 infatti imporrebbe un consumo di suolo pari a zero entro il 2050, in linea con l’obiettivo fissato dall’Unione Europea. Dovranno essere le regioni a definire la riduzione progressiva del consumo di suolo, che dovrà essere pari ad almeno il 20% ogni tre anni rispetto al consumo di suolo rilevato nei tre anni precedenti. Il ddl 164 riguarda invece l’immediato arresto del consumo di suolo e la modifica degli strumenti di pianificazione urbanistica nei Comuni per eliminare le previsioni di edificazione comportanti consumo di suolo in aree agricole, naturali e semi naturali.

Agricoltura biologica

La legge sull’agricoltura biologica aspetta l’ok da parte del Senato. Nonostante le numerose polemiche che ha portato con se, essa permetterebbe di ridurre le emissioni del 23% in tutta Europa. Di recente inoltre, la Camera ha approvato la mozione che prevede un limite all’utilizzo dei pesticidi in agricoltura, assicurando maggiori controlli e la valorizzazione del bio. Inoltre, verranno incrementati i controlli sui multiresidui.

Stop agli incentivi Cip6

In Italia la legge considera l’incenerimento dei rifiuti come una fonte rinnovabile, al pari dell’energia eolica, geotermica, solare. Gli incentivi Cip6, disciplinati dalla delibera del Comitato interministeriale dei prezzi adottata il 29 aprile 1992,assimilano i termovalorizzatori ad impianti di produzione di energie rinnovabili.

End of waste

Restano inoltre da approvare i decreti attuativi per l’end of waste, ossia il pacchetto di leggi che definirebbe quando e come un rifiuto smette di essere tale e diventa materia prima seconda. In altre parole, può trasformarsi in un nuovo prodotto, riducendo le emissioni inquinanti e la produzione di nuove materie prime.

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Francesca Mancuso

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