Lago gigante scompare in poche ore in Groenlandia. Secondo gli esperti si rischia una catastrofe

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I cambiamenti climatici provocano anche la scomparsa dei laghi: è quello che sta accadendo in Groenlandia, dove un’enorme massa d’acqua è stata risucchiata da una frattura in una lastra di ghiaccio, “scomparendo” in 5 ore. Un fenomeno spaventoso, soprattutto per le sue cause.

La temperatura sale, il ghiaccio di scioglie, si formano laghi che possono avere vita breve, sprofondando in fratture che magari si erano formate un anno prima: si chiama ‘drenaggio lacustre‘ e può essere indice di una catastrofe in arrivo.

Utilizzando droni su misura abbastanza forti da resistere alle condizioni estreme dell’Artico, un team di ricercatori guidati dall’Università di Cambridge (UK) ha effettuato le prime osservazioni sulla formazione di fratture sotto i laghi di acqua a loro volta frutto della fusione della calotta glaciale della Groenlandia. Queste spaccature possono risucchiare le acque superficiali, trasferendole al di sotto del ghiaccio.

La frattura che ha “aspirato” una così enorme massa d’acqua si era formata in realtà un anno prima: lo studio ha però dimostrato che l’afflusso di acqua liquida, a sua volta prodotta dalla fusione del ghiaccio, ha fatto incrementare il lago e il drenaggio è iniziato quando questo ha incontrato il primo bordo. A quel punto è accaduto tutto in 5 ore.

lago risucchiato drenaggio lacustre

Foto: University of Cambridge

Non è una novità la formazione di laghi artici: ogni estate, infatti, se ne formano migliaia sulla calotta glaciale della Groenlandia con l’aumento delle temperature, e molti di loro possono drenare in poche ore attraverso cavità che rimangono aperte in genere per il resto della stagione, poiché l’acqua di fusione scende sotto il ghiaccio. Poiché la calotta glaciale è tipicamente spessa un chilometro o più, il flusso di acqua appare come una gigantesca e spaventosa cascata.

Mentre conduceva le ricerche da un campo sullo Store Glacier nella Groenlandia nord-occidentale, il team ha assistito al processo di attivazione della frattura e alla sua propagazione per oltre 500 metri nel lago, provocando un rapido drenaggio. In più voli con droni, i ricercatori hanno documentato il flusso d’acqua nella frattura e il successivo percorso sotto il ghiaccio.

lago risucchiato drenaggio lacustre

Foto: Poul Christoffersen/University of Cambridge

In una ricostruzione dettagliata del fenomeno, che molto raramente viene osservato direttamente, il team ha mostrato come l’acqua di fusione provoca la formazione di nuove fratture, nonché l’espansione di quelle dormienti.

In sole cinque ore, cinque milioni di metri cubi di acqua, l’equivalente di 2.000 piscine olimpioniche, sono stati risucchiati sul fondo della calotta glaciale attraverso la frattura, causando anche la formazione di una nuova cavità e riducendo il lago a un terzo del suo originale volume.

Questo ha provocato un’accelerazione del flusso di ghiaccio da una velocità di due metri al giorno a più di cinque mentre le acque superficiali venivano trasferite, il che a sua volta ha sollevato la calotta di ghiaccio di mezzo metro. Di fatto, una reazione a catena che può innescare delle catastrofi.

“Potremmo aver sottovalutato gli effetti di questi ghiacciai sull’instabilità complessiva della calotta glaciale della Groenlandia – spiega Tom Chudley, primo autore del lavoro – È una cosa rara osservare direttamente questi laghi a drenaggio rapido: siamo stati fortunati ad essere nel posto giusto al momento giusto”.

Ma molto di più di un’osservazione fortunata e spettacolare.

“Questi ghiacciai si stanno già muovendo abbastanza velocemente, quindi l’effetto dei laghi potrebbe non sembrare così drammatico […], ma l’effetto complessivo è molto significativo – fa eco infatti Poul Christoffersen, che ha guidato la spedizione – Ad oggi, la maggior parte delle osservazioni sono fornite dai satelliti, che ci permettono di vedere cosa sta succedendo sull’intera calotta glaciale, ma le osservazioni raccolte con i droni consentono di ottenere molte più sfumature sui drenaggi lacustri. Possiamo anche osservare la formazione e la riapertura di fratture, che non è possibile dai satelliti”.

I droni, costruiti allo Scott Polar Research Institute, erano dotati di pilota automatico e volavano autonomamente lungo percorsi di volo programmati per un’ora ciascuno. Montando anche il GPS di bordo, il team è stato in grado di localizzare e collezionare accuratamente centinaia di foto scattate durante ogni indagine. Le foto sono state utilizzate poi per creare ricostruzioni 3D dettagliate della superficie della calotta glaciale.

I risultati mostrano che i ghiacciai a flusso rapido in Groenlandia sono soggetti a pressioni dovute allo scioglimento delle acque superficiali e che i cambiamenti nel flusso di ghiaccio si verificano su scale temporali molto più brevi di quanto finora ritenuto possibile.

Foto: Tom Chudley/University of Cambridge

Il team sta ora usando le riprese per identificare gli “hotspot” dove la calotta glaciale si comporta in modo sensibile e, utilizzando attrezzature di perforazione, sta esplorando come la calotta glaciale può cambiare nei prossimi decenni con l’aumento delle temperature.

Le stime finora condotte dalla comunità scientifica indicano perdite di un miliardo di tonnellate di ghiaccio ogni giorno, rendendo la calotta glaciale della Groenlandia il maggior contributo singolo all’innalzamento globale del livello del mare.

Il lavoro, condotto nell’ambito del progetto Responder finanziato dal programma Horizon 2020 della Commissione Europea, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

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Cover: Poul Christoffersen/University of Cambridge

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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