La sabbia del Sahara è arrivata fin negli Stati Uniti ed è visibile dal satellite

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Gli Stati Uniti, già flagellati dal coronavirus, presto potrebbero fare i conti con un’altra piaga che ormai è alle porte. Una gigantesca nube di sabbia sahariana si è abbattuta nel Centro America, attraversando l’Oceano Atlantico. Potrebbe essere la più grande degli ultimi 50 anni e lo dimostra anche il fatto che essa è addirittura visibile dai satelliti.

Un pennacchio di polvere sahariana sta minacciosamente bussando alle porte degli Usa, dopo aver già colpito Puertorico e parte dei Caraibi Orientali dove gli abitanti si sono svegliati letteralmente al buio. Una spessa coltre giallastra ha oscurato il cielo, rendendo irrespirabile anche l’aria.

Stessa sorte potrebbe toccare agli Usa d0ve l’enorme nuvola di polvere potrebbe toccare la parte orientale del paese. Secondo gli esperti la Saharan Air Layer (SAL) potrebbe essere la più grande e intensa degli ultimi 50 anni e potrebbe aggravare i problemi di salute, tra cui l’asma e altre malattie respiratorie, oltre a rendere difficile la visibilità.

“Le particelle di polvere sono ciò che chiamiamo particolato e sappiamo che respirare particelle fini di qualsiasi tipo non fa bene al tratto respiratorio, specialmente alle persone sensibili alla scarsa qualità dell’aria”, ha detto Thomas Gill, professore di scienze geologiche presso Università del Texas a El Paso.

L’inquinamento legato a questa polvere inoltre potrebbe essere particolarmente problematico alla luce del coronavirus, visto che si tratta di un’infezione respiratoria.

Inoltre, il potenziale impatto dell’aria polverosa sulla salute potrebbe mettere ancora di più sotto pressione il sistema sanitario americano, già duramente provato dalla pandemia. Solo negli Usa infatti sono stati registrati 2,43 milioni di casi, 36mila sono nelle ultime 24 ore.

“Cose come la stagione degli incendi, la stagione degli uragani e gli eventi meteorologici estremi, tra cui questa tempesta di polvere, potrebbero essere ingrandite quest’anno perché le risorse sono già ridotte”, ha detto Wellenius.

Non è insolito che pennacchi di polvere provenienti dall’Africa si spostino a migliaia di km  attraversando l’oceano, ma secondo il prof. Gill quest’evento è particolarmente grande e intenso. L’astronauta Doug Hurley, attualmente a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, domenica ha scattato una foto che mostra la grandezza di questa nuvola di sabbia mentre sovrasta l’Oceano Atlantico centro-occidentale.

Ecco una foto ancora più recente scattata dalla ISS:

“Una nuvola di polvere deve essere incredibilmente grande e molto spessa per essere così evidente dalla stazione spaziale”, ha detto Gill.

Anche la Nasa la sta monitorando.

“L’animazione va dal 13 al 18 giugno e mostra un’enorme nuvola di polvere sahariana che si è formata da forti aggiornamenti atmosferici che è stata poi raccolta dai venti dominanti verso ovest e ora viene soffiata attraverso l’Atlantico e, infine, nel Nord e nel Sud America” ha spiegato Colin Seftor del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt. “

nasa gif

@Nasa

Questi tipi di nuvole di polvere si generano ogni anno quando una massa di aria molto secca si forma sul deserto del Sahara, e “increspature nell’atmosfera medio-bassa, chiamate onde tropicali, seguono il bordo meridionale del deserto del Sahara e soffiano grandi quantità di polvere nell’atmosfera”, ha spiegato Jason Dunion, scienziato della National Oceanic and Atmospher Administration Hurricane Research Division.

Secondo gli scienziati della NOAA, l’attività di SAL di solito aumenta a metà giugno e raggiunge picchi da fine giugno a metà agosto, con nuovi focolai che si verificano ogni tre o cinque giorni. Durante questo periodo di punta, è comune che i singoli focolai di SAL si spingano più a ovest, raggiungendo la Florida, l’America centrale e persino del Texas.

Ma quest’anno, come se non bastasse già il coronavirus, la nuvola sta facendo ancora più paura. Al momento rimane un’osservata speciale ma qualora dovesse raggiungere vaste aree degli Usa, le autorità locali dirameranno indicazioni per ridurne l’impatto sulla salute pubblica.

Fonti di riferimento: NOAA , Twitter/AstroDug, NBCNews, Nasa

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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