La centrale nucleare galleggiante russa si dirige verso l’Artico per fornire energia alle attività di estrazione mineraria

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L’Akademik Lomonosov è una realtà. La nave russa, seconda centrale nucleare galleggiante costruita al mondo dopo lo Sturgis americano, ha lasciato gli ormeggi e da due giorni partendo da Murmansk è diretta verso Pevek, città di 5 mila abitanti nell’estrema Siberia. In questo percorso che durerà ben tre settimane attraverserà tutto l’Artico russo, una distanza di circa 5 mila chilometri.

La compagnia Rosatom, che ha ideato la nave, dipinta con i colori della Russia, ha come obiettivo di aprire la strada al mercato delle centrali atomiche di piccola taglia, più semplici ed economiche da costruire e più facilmente trasportabili in luoghi remoti.
A Pevek, la mini-centrale russa fornirà elettricità ai residenti della zona e l’energia necessaria alle attività di estrazione mineraria di Čukotka, una regione ricca di oro e rame.

La Rosatom sostiene che l’imbarcazione sia estremamente sicura e in grado di reggere l’impatto con un iceberg o con un’onda anomala, ma la centrale preoccupa gli ambientalisti, che temono un disastro senza precedenti in un’ecosistema già minacciato dai cambiamenti climatici. La Akademik Lomonosov per questo è stata denominata la ‘Chernobyl dei ghiacci’ o “Titanic nucleare” da Greenpeace, generando perplessità in quanto alcuni Stati dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina sarebbero infatti interessati al progetto pur avendo scarse competenze nella gestione della sicurezza nucleare.

Altra preoccupazione riguarda direttamente la Russia, dato che lo scorso 8 agosto, durante il lancio di un missile Burevestnik nel poligono missilistico di Neonoska/Nenoska non lontano dalla città di Severodvinsk, sul mar Bianco, sarebbe avvenute due distinte esplosioni, la seconda delle quali avrebbe diffuso la radioattività in ambiente.

La Akademik Lomonosov pesa 21.500 tonnellate, è lunga 144 metri, larga 30 ed è costata 450 milioni di dollari per un lavoro lungo ben 10 anni. Ha due reattori da 35 megawatt ciascuno, capaci di fornire energia a una città di 100.000 abitanti.  Non è la prima volta che la Russia utilizza questi mezzi per il nucleare, prendendo spunto dagli Stati Uniti che negli anni ’60 diedero vita ad un reattore ad acqua pressurizzata su una nave Liberty e lo spedirono nella Zona del Canale di Panama, dove operò per sette anni prima di essere danneggiato da una tempesta.

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