Jefta, al via: 5 gravi cose che si sono dimenticati di dirti sull’accordo con il Giappone

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Jefta: è stato siglato a Tokyo l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Giappone. A firmare, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il premier giapponese Shinzo Abe. Nei giorni scorsi, il vicepremier Di Maio aveva annunciato anche l’adesione dell’Italia.

Numerose le polemiche dietro la decisione di Di Maio, soprattutto perché in campagna elettorale il ministro dello Sviluppo economico aveva espresso contrarietà su questo tipo di accordi, dal Tttip al Ceta. Ma poi, come dicevamo qualche giorno fa, in un’intervista a La Repubblica dava il via libera alla firma, chiosando: “Sia noi che la Spagna, insieme alla firma, stiamo inviando delle osservazioni con condizioni precise che riguardano agricoltura, piccole imprese e una serie di interventi necessari”.

Secondo Abe e Junker è “una data storica in cui si firma un accordo commerciale estremamente ambizioso”. Con il Jefta verranno eliminati in Giappone i dazi del 94% di tutte le importazioni provenienti dall’Unione europea, incluso l’80% di tutti prodotti ittici e agricoli. L’Unione europea, invece, cancellerà le imposte sul 99% delle merci giapponesi.

L’accordo dovrà essere ratificato dal parlamento di Ue e Giappone prima di entrare in vigore intorno a fine marzo 2019.

Secondo Greenpeace con la firma del Jefta verrebbero meno alcuni dei dieci principi per gli accordi sul commercio che l’Unione europea si è impegnata a seguire. Ovvero: trasparenza, sostenibilità, coerenza con gli accordi multilaterali, principio di precauzione, migliorare gli standard ambientali e sociali, impatto della produzione, accesso giusto ed equo alla giustizia, cooperazione regolatoria, protezione delle economie del Sud del mondo e valutazione indipendente.

Vediamo adesso 5 punti che (forse) non sai dell’accordo tra Europa e Giappone. E non ti piaceranno.

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Pesticidi e OGM

Il Jefta limiterebbe ulteriormente la capacità dell’UE e degli stati membri di controllare le importazioni giapponesi di
alimenti e mangimi. Come scrive la campagna Stop TTIP/Stop CETA, “a livello mondiale, il Giappone è il paese con la maggior parte delle colture Ogm approvate sia per alimenti che per mangimi animali, e quindi il rischio di contaminazioni, in presenza di un trattato che abbatte il numero di controlli alle frontiere d’arrivo, sarebbe innegabile”.

Ancora il Jefta potrebbe bloccare o ostacolare tentativi di rafforzamento della legislazione comunitaria vigente, aumentare la pressione per un cambiamento delle soglie di tolleranza della presenza di Ogm, minacciare i requisiti di etichettatura per gli Ogm esistenti.

Mancanza tutela prodotti doc, dop e Igp (contraffazione)

Con il Jefta si aprirebbe la strada all’ingresso degli Ogm di prima e di seconda generazione. Il trattato va a proteggere solo 18 Indicazioni geografiche italiane agroalimentari e 28 vini e alcolici, su un totale di 205. Scrive ancora la campagna: si prevede la coesistenza per asiago, fontina e gorgonzola per sette anni. Durante questo periodo l’utilizzo dei nomi deve essere accompagnato dall’indicazione dell’origine in etichetta.

Grana padano, Pecorino Romano e Toscano, Provolone Valpadana, Mozzarella di bufala campana e Mortadella Bologna: per queste IG viene garantita la protezione del nome complessivo ma non quella dei termini individuali (ad es. Grana; Romano, mortadella, pecorino, mozzarella, ecc.).

Per quanto riguarda il “PARMESAN” sarà possibile continuare ad utilizzare tale termine e registrare marchi che lo contengono, a patto che il suo utilizzo non induca in errore il pubblico rispetto all’origine del prodotto (esattamente come nel CETA).

“E’ inaccettabile che il settore agroalimentare sia trattato dall’Unione Europea come merce di scambio negli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “si rischia di svendere l’identità dei territori e quel patrimonio di storia, cultura e lavoro conservato nel tempo da generazioni di agricoltori”.

Aumento agricoltura e allevamenti intensivi

Si prevede che circa l’87% delle attuali esportazioni agricole Europee sarà esente da tassazione. Sono previste specifiche previsioni per la carne di suini e bovini, per i vini, foraggi e prodotti caseari e alti prodotti derivati dal latte, come il latte in polvere. Ma a che prezzo? Ci sarà un forte aumento delle importazioni, dall’altro lato gli agricoltori dovranno mantenere sul mercato prezzi concorrenziali passando a metodi di coltivazione e allevamento industrializzati con inevitabili conseguenze sull’ambiente.

Non solo, l’introduzione del mercato libero con il Giappone comporterebbe un abbassamento delle condizioni del lavoro, perché il mercato dovrebbe scontrarsi con i molto più bassi costi di produzione giapponesi e con gli ancora più bassi standard di qualità della vita dei lavoratori (vedi quinto punto).

Via libera alle multinazionali

Per i prodotti alimentari e i prodotti agricoli trasformati questo accordo autorizzerà la completa liberalizzazione di
prodotti chiave come la pasta (in 10 anni), cioccolatini (10 anni), preparato di pomodoro e salsa (5 anni). Secondo Stop TTIP/Stop CETA, l’accordo prevede un meccanismo speciale di risoluzione delle controversie investitore-stato (Isds), in cui le multinazionali potranno far prevalere i loro interessi nei confronti degli cittadini.

Diritti dei lavoratori negati

Il capitolo commercio e sviluppo sostenibile del Jefta, che contiene gli impegni non vincolanti delle parti rispetto ai temi dell’ambiente e del lavoro, secondo la campagna, è ancora più debole di quello del CETA. Il Giappone inoltre non ha ratificato due delle otto convenzioni fondamentali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Tutto confermato da Luca Visentini, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati, che in un’intervista a Lettera43, alla domanda il Jefta è forse migliore del Ceta, risponde: “No, anzi: è molto peggio, perché il Giappone non ha firmato le convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro, non si impegna a farlo, non garantisce il rispetto reciproco dei diritti dei lavoratori. L’unica differenza è che non importiamo mozzarella di bufala made in Japan, mentre dal Canada sì”.

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Dominella Trunfio

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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