Morire per respirare. L’Italia tra i peggiori d’Europa per inquinamento, con oltre 50mila decessi in 1 anno

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Il nuovo rapporto dell’Agenzia europea per l’Ambiente in Europa (Eea), che ha analizzato i dati dell’inquinamento atmosferico nel 2018 in tutto il continente, fotografa una situazione ancora molto preoccupante. Sono state oltre 400mila le morti premature e l’Italia si conferma essere uno dei paesi dove il problema è maggiore.

Nonostante vi siano stati alcuni miglioramenti nella qualità dell’aria negli ultimi 10 anni, l’inquinamento atmosferico resta una delle maggiori cause di morte prematura in Europa.

Il rapporto 2020 dell’EEA, relativo alla qualità dell’aria in Europa, parla chiaro: nel 2018, a causa dell’esposizione al particolato fine (PM 2.5), nel nostro continente sono morte 417mila persone e, nella sola Italia, i decessi prematuri sono stati 52.300.

Il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3) hanno causato rispettivamente 54mila e 19mila morti premature (nella sola in Italia si parla di 10.400 e 3mila morti).

@Eea

Comunque, nonostante questi dati siano da brividi, in realtà vi è stato un miglioramento rispetto all’ultimo decennio:

“la migliore qualità dell’aria ha portato, nell’ultimo decennio, a una significativa riduzione dei decessi prematuri in Europa” si legge nel rapporto.

Rispetto al 2009, in effetti, le morti premature causate dall’inquinamento sono state 60mila in meno l’anno.

La nuova analisi si è basata sui dati relativi alla qualità dell’aria forniti da più di 4000 stazioni di monitoraggio europee. Sono in particolare 6 gli Stati membri che hanno superato il valore limite stabilito dall’Ue per il PM2.5. Oltre all’Italia, troviamo Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Polonia e Romania.

Sono invece 4 i paesi virtuosi dove le concentrazioni di particolato fine erano addirittura inferiori ai parametri più restrittivi stabiliti dall’OMS. Si tratta di Estonia, Finlandia, Irlanda e Islanda.

@Eea

In sostanza, il rapporto conferma che la maggior parte dei cittadini europei sono esposti a livelli di inquinamento davvero troppo alti con conseguenze dannose per la salute. Non solo un aumento di malattie cardiovascolari e respiratore, ma anche un maggior rischio di contrarre in maniera pesante il coronavirus.

Una parte del report è stata dedicata proprio al rapporto tra inquinamento e pandemia da Covid-19, un argomento attualissimo su cui scienziati di tutto il mondo si stanno interrogando e, già da mesi, sono arrivati sempre alla stessa conclusione: vi è uno stretto rapporto tra smog e maggiore virulenza (e mortalità) del Covid-19.

Nell’analisi Eea si legge che:

“l’inquinamento atmosferico dovrebbe essere considerato un co-fattore dell’alto livello di mortalità nel nord Italia; e che l’esposizione cronica fornisce un contesto favorevole per la diffusione del virus”.

E inoltre aggiunge che:

“associazioni tra NO2, PM2.5 e/o concentrazioni di ozono nell’aria ambiente e aumenti del numero di casi di Covid-19, il numero di infezioni gravi da Covid-19 e il rischio di morte da Covid-19, sono stati riscontrati anche in Cina, Stati Uniti ed Europa. Sebbene le distribuzioni spaziali delle concentrazioni di PM, O3 e NO2 differiscano ampiamente, non si può escludere la possibilità di un accumulo di rischi derivanti da elevate esposizioni a tutti e tre gli inquinanti”.

Naturalmente, ricorda anche l’Eea, il rapporto tra inquinamento e Covid-19 deve essere confermato da ulteriori studi.

Nel frattempo, il lockdown di marzo e aprile scorso ha realmente fatto registrare una riduzione fino al 60% di alcuni inquinanti in molti paesi europei ma quali possono essere stati gli effetti positivi di tale riduzione sulla nostra salute è ancora tutto da stabilire.

Fonte: Eea

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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