Nonostante il coronavirus, l’inquinamento atmosferico rimane ancora il maggior fattore di rischio per l’aspettativa di vita globale

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Mentre il mondo è alle prese con la pandemia e con la ricerca di un vaccino per il nuovo coronavirus, l’inquinamento atmosferico rimane il più grande rischio a lungo termine per la salute umana, riducendo l’aspettativa di vita globale addirittura di due anni. A rivelarlo è stato il nuovo rapporto Air Quality Life Life Index (AQLI) realizzato dall’Università di Chicago.

I dati dell’Air Quality Life Life Index (AQLI), che converte l’inquinamento atmosferico da particolato nell’impatto sull’aspettativa di vita, rivelano che l’inquinamento da particolato rappresentava il rischio maggiore per la salute umana, ancor prima del COVID-19.

Secondo lo studio, gli scarsi progressi fatti a livello globale nella riduzione dell’inquinamento atmosferico negli ultimi due decenni non hanno avuto gli esiti sperati e l’inquinamento atmosferico da particolato continua a ridurre l’aspettativa di vita globale di quasi due anni rispetto a come sarebbe se la qualità dell’aria rispettasse le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Ciò avviene anche perché i progressi in alcuni paesi controbilanciano il peggioramento della qualità dell’aria in altri.

La sfida del Covid-19 sottolinea più che mai nella storia recente quanto sia importante proteggere la salute pubblica. Tuttavia, mentre i paesi di tutto il mondo sono alla spasmodica ricerca di un vaccino contro il coronavirus, c’è un altro killer quotidiano che fa sì che miliardi di persone conducano vite più brevi e meno sane: l’inquinamento dell’aria.

“Sebbene la minaccia del coronavirus sia grave e meriti ogni minima attenzione che sta ricevendo – forse più in alcuni luoghi – abbracciare la gravità dell’inquinamento atmosferico con un vigore simile consentirebbe a miliardi di persone in tutto il mondo di condurre una vita più lunga e più sana,”

ha detto Michael Greenstone, professore di economia della Milton Friedman e creatore di AQLI insieme ai colleghi dell’Energy Policy Institute dell’Università di Chicago (EPIC).

Lavorando senza essere visto all’interno del corpo umano, l’inquinamento da particolato ha un impatto più devastante sull’aspettativa di vita rispetto alle malattie trasmissibili come la tubercolosi e l’HIV/AIDS, e addirittura al fumo di sigaretta e persino alla guerra.

Il calo dell’aspettativa in relazione all’inquinamento atmosferico varia da paese a paese. Quasi un quarto della popolazione mondiale vive in quattro paesi dell’Asia meridionale che sono tra i più inquinati del mondo: Bangladesh, India, Nepal e Pakistan. Le persone che vivono in questi stati potrebbero vedere la loro vita abbreviata in media di 5 anni, dopo essere state esposte a livelli di inquinamento oggi il 44% più elevati rispetto a due decenni fa. È il Bangladesh  il paese più inquinato del mondo ma sono ancora più inquinante alcune zone del nord dell’India, comprese le megalopoli di Delhi e Calcutta.

grafici aspettativa vita

©AQLI 2020

L’inquinamento da particolato è anche una preoccupazione significativa nel sud-est asiatico, dove le fonti di inquinamento tradizionali come veicoli, centrali elettriche e industria si combinano con gli incendi delle foreste e delle terre coltivate. Di conseguenza, l’89% dei 650 milioni di persone nel sud-est asiatico vivono in aree in cui l’inquinamento da particolato supera le linee guida dell’OMS. Le metropoli in crescita – come Jakarta, Singapore, Ho Chi Minh e Bangkok – portano il peso maggiore.

“La buona notizia è che ora esiste un track record di paesi che decidono di agire e di riuscire a pulire l’aria”, afferma Greenstone.

Dalla Cina un forte calo delle emissioni

Un esempio particolarmente rilevante viene dalla Cina visto che il paese ha iniziato una “guerra contro l’inquinamento” nel 2013. Da allora, tre quarti delle riduzioni dell’inquinamento nel mondo provengono proprio dal colosso asiatico che ha ridotto la produzione di particolato di quasi il 40%. Continuando su questa strada, i cittadini cinesi potrebbero avere un’aspettativa di vita di circa 2 anni in più rispetto al periodo prima delle aggressive riforme.

Anche gli Stati Uniti, l’Europa e il Giappone hanno ridotto in modo rilevante  l’inquinamento grazie alle forti politiche seguite alle richieste pubbliche di cambiamento ma ci sono voluti diversi decenni affinché gli Stati Uniti e l’Europa potessero ottenere le stesse riduzioni dell’inquinamento che la Cina ha sperimentato in appena 5 anni, continuando a far crescere la propria economia. Anche con questi progressi, ci sono ancora parti degli Stati Uniti, dell’Europa, del Giappone e soprattutto della Cina, dove l’inquinamento compromette significativamente la salute umana.

“Poiché oggi i paesi cercano di bilanciare i doppi obiettivi di crescita economica e qualità ambientale, la lezione storica di tutto il mondo è che la politica può ridurre l’inquinamento atmosferico in un’ampia varietà di contesti”, afferma Greenstone. “L’AQLI chiarisce che i benefici si misurano in vite più lunghe e più sane”.

Per leggere il report completo clicca qui

Fonti di riferimento: AQLI

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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