L’inquietante inventario della Grande America affondata al largo delle coste francesi

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Un migliaio di tonnellate di materiali pericolosi, tra cui acido cloridrico, identificato in seguito all’inventario del contenuto della Grande America naufragata il 12 marzo scorso al largo delle coste francesi. Per la precisione, ben 1050 tonnellate di sostanze a rischio si sono riversate in mare.

È il dato reso pubblico dalla Prefettura marittima dell’Atlantico, che già il giorno dopo l’affondamento del mercantile italiano aveva parlato di 365 contenitori di cui 45 elencati come contenenti materiali pericolosi.

Tra le sostanze considerate pericolose dal Codice marittimo internazionale figurano 85 tonnellate di idrogeno solforato di sodio utilizzate nell’industria della pelle, 62 tonnellate di resina, 16 tonnellate di trementina (“White Spirit”), 720 tonnellate di acido cloridrico, 25 tonnellate di fungicidi e 9 tonnellate di aerosol.

Tra le sostanze considerate non pericolose ci sono 5 contenitori di lubrificanti, 2 tonnellate di pneumatici, 18 tonnellate di fertilizzante o 24 contenitori di acciaio. Dei 2100 veicoli trasportati, il carico conteneva 190 veicoli pesanti, 22 autobus o 64 macchine movimento terra.

Come se non bastasse, quanto ai carburanti, oltre alle 2.200 tonnellate di carburante pesante già note, la Grande America trasportava 190 tonnellate di diesel marino e 70mila litri di petrolio.

Secondo Jacky Bonnemains, presidente dell’associazione Robin des Bois, che ha presentato una denuncia contro l’armatore Grimaldi e il comandante della nave, “questa è la prima volta nella storia degli incidenti marittimi che un inventario dettagliato venga reso pubblico. Tutto è preoccupante in questo inventario, sia materiali pericolosi che non pericolosi, anche computer, pezzi di ricambio automobilistici, persino un veicolo a idrogeno altamente esplosivo (in contatto con l’aria), oltre ai 55 contenitori il cui contenuto è ancora sconosciuto”.

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Positivo invece appare essere Nicolas Tamic, esperto in inquinamento idrico accidentale, ricordando in particolare che l’acido “immerso in un elemento liquido e soprattutto in tanta acqua è diluito. Siamo in un’area dove ci sono pochissime correnti e nel mezzo di una grande bolla anti-ciclone, quindi non abbiamo vento e l’inquinamento non dovrebbe espandersi, anche se non è facile arginarlo perché è frammentato”.

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Saranno pure parole confortanti, ma noi stentiamo a credere che i 350 chilometri di costa interessati non siano gravemente intaccati, con conseguenze devastanti sia la fauna marina che migliaia di uccelli.

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Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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