Disastro petrolifero alle Mauritius, arrestato il capitano della nave spezzata in due

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Il capitano della nave MV Wakashio, che si è incagliata alle Mauritius riversando circa 1.000 tonnellate di petrolio nell’Oceano Indiano, è stato arrestato. A farlo sapere è stato il legale dell’uomo.

Sunil Kumar Nandeshwar, di origini indiane, è stato citato in giudizio in un tribunale distrettuale nella capitale del paese, Port Louis, con l’accusa di aver messo in pericolo la navigazione sicura della nave, un reato ai sensi delle leggi marittime mauriziane.

Fermato anche l’ufficiale capo della nave, Tilak Ratna Suboda, dello Sri Lanka. I due sono stati presi in custodia dalla polizia e appariranno di nuovo in tribunale il 25 agosto, come ha spiegato in un’intervista telefonica Ilshad Munsoor, l’avvocato di Nandeshwar.

Nandeshwar sarà trattenuto in cella fino all’udienza. La polizia ha fatto sapere che i membri dell’equipaggio hanno raccontato che a bordo c’era una festa di compleanno il giorno in cui la nave si è arenata. Un’altra teoria in fase di studio è che la nave si sia avvicinata alla riva per ricevere il segnale WiFi.

Rimane il fatto che quello che si sta consumando alle Mauritius è un disastro davvero molto grave. La nazione insulare, che conta circa 1,3 milioni di abitanti, è ancora alle prese con le misure per proteggere le sue barriere coralline di fama mondiale e le lagune cristalline.

La MV Wakashio, di proprietà giapponese battente bandiera di Panama, è andata fuori rotta e si è arenata su una barriera corallina al largo della costa dell’isola il 25 luglio. Una notizia passata inizialmente sotto silenzio ma anche se le autorità avevano assicurato che tutto era sotto controllo è accaduto il peggio.

Circa due settimane dopo l’incidente, tonnellate di combustibile presenti sulla nave sono finite in mare provocando un disastro ecologico che potrebbe avere conseguenze non solo sulla fauna marina ma anche sulla sicurezza alimentare, l’economia e il turismo del paese.

Come se non bastasse, lo scorso sabato la MV Wakashio si è spezzata in due, riversando nell’Oceano Indiano almeno 1.000 tonnellate di petrolio, mettendo ulteriormente a rischio le barriere coralline e le lagune di fama mondiale.

nave mauritius

©Ansa foto

Per prevenire ulteriori danni, quasi sette miglia di bracci protettivi sono stati posizionati intorno alla nave e in alcune zone dell’isola, ha detto lunedì il National Crisis Management Committee.

“A causa delle condizioni meteorologiche avverse, è ancora rischioso rimuovere la piccola quantità residua di olio nella sala macchine”, ha detto lunedì sera il Comitato nazionale per la gestione delle crisi, aggiungendo che “le operazioni di pompaggio del petrolio dovrebbero riprendere non appena il tempo lo permetterà. “

Intanto il governo delle Mauritius ha annunciato che chiederà un risarcimento per la fuga di notizie dal “proprietario e dall’assicuratore” e la società giapponese Nagashiki Shipping si è impegnata a rispondere alle richieste di risarcimento.

nave mauritius

©Ansa foto

All’inizio di agosto, il primo ministro mauriziano Pravind Jugnauth ha dichiarato lo stato di emergenza e ha chiesto aiuto internazionale. Amche i volontari del posto si sono messi all’opera riempiendo i sacchi di paglia per creare barriere contro il petrolio, nonostante l’ordine del governo di lasciare l’operazione alle autorità.

Lunedì sono stati raccolti circa 416 metri cubi di barriere artigianali – chiamate boma – trovate sature di petrolio.

Anche se rispetto ad altri disastri, la quantità di petrolio fuoriuscita è relativamente bassa, ciò è avvenuto vicino a due ecosistemi marini protetti dal punto di vista ambientale e alla riserva del Blue Bay Marine Park, una zona umida di importanza internazionale.

Non possiamo che augurarci che i colpevoli vengano puniti e che i danni ambientali siano arginati il più possibile.

Fonti di riferimento: BBC, The New York Times,

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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