Incendio all’impianto petrolchimico di Houston. Un’enorme nube nera si è alzata sulla città e nessuno ne parla

A Houston negli Stati Uniti un impianto petrolchimico ha bruciato per giorni e una nube nera si è diffusa per chilometri intorno alla struttura. Un incendio che potrebbe avere conseguenze molto serie di cui però in pochi stanno parlando, almeno nel nostro paese.

E’ ormai da domenica scorsa che il deposito petrolchimico della Intercontinental Terminal Company (Itc) di Deer Park, a 25 km da Houston (Texas) sta bruciando e, nonostante i continui sforzi dei vigili del fuoco per arginarlo, solo ieri si è riusciti a bloccare le fiamme che nel frattempo hanno alimentato un’enorme nube nera, diffusa per circa 30 chilometri dal luogo dell’incendio.

L’incendio ha bruciato 11 serbatoi di benzina e altri combustibili. Prima dell’incendio, la struttura conteneva un totale di 242 serbatoi in grado di contenere fino a 13,1 milioni di barili di carburante. Fortunatamente non ci sono stati feriti e la causa dell’incendio non è stata ancora ben determinata anche se, secondo le ricostruzioni, tutto sarebbe partito, da un serbatoio di stoccaggio che si è surriscaldato ed è andato a fuoco coinvolgendo in prima battuta altre 7 vasche contenenti sostanze pericolose come benzine, solventi, xilene, pirolisi e nafta.

incendio petrolchimico 2

Naturalmente la popolazione è preoccupata dei rischi per la salute oltre che per l’ambiente di questa situazione ma le autorità locali hanno assicurato che, dai rilevamenti costanti sulla qualità dell’aria, emerge un livello di inquinamento sotto controllo.

Ryan Sitton, commissario della Texas Railroad, l’autorità per l’energia dello Stato ha dichiarato che nonostante la nube sia “fastidiosa. È come camminare nel fumo ma non è tossica”. A chi però gli ha chiesto di poter visionare i dati dei monitoraggi relativi alla qualità dell’aria e del suolo della zona ha detto no, rinviando questa possibilità a quando l’inchiesta sarà chiusa.

Intanto le scuole del centro della città hanno tenuto ben chiusi nelle aule gli studenti e le autorità hanno comunque invitato le persone che abitano nei quartieri più vicini all’impianto a stare il più possibile in casa.

Inoltre, l’agenzia federale analizzerà anche i corsi d’acqua locali perché vi è la concreta possibilità che siano stati contaminati milioni di litri d’acqua.

Insomma è improbabile, nonostante le rassicurazioni alla popolazione, che la nube sia effettivamente innocua in quanto a carica tossica.

Foto: Godofredo A. Vasquez

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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