Gli incendi in Sardegna non sono calamità naturali, sono crimini contro il Pianeta

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Solo il 4% degli incendi è dovuto a cause naturali perché nella maggior parte dei casi si tratta di crimini contro il Pianeta dovuti alla mano dell’uomo, ma anche a scarsa cura del territorio e alla crisi climatica. A dirlo è il nuovo report del WWF ‘Mediterraneo in fiamme’ che racconta che nel solo 2020, quasi 27mila ettari di territorio sono bruciati in Italia.

Lo scenario non è di certo incoraggiante: gli incendi azzerano la biodiversità, distruggono interi ecosistemi, carbonizzano boschi secolari, uccidono migliaia di animali: dai mammiferi agli uccelli, dagli insetti agli anfibi e ai rettili. Enormi porzioni di paesaggio sono ormai irriconoscibili.

Un disastro immane, per l’agricoltura, la pastorizia e le migliaia di persone coinvolte che ha alla base precise responsabilità umane che si chiamano assenza di cura e manutenzione del territorio (fondamentali per la prevenzione degli incendi) e cambiamento climatico.

“Appena terminata l’emergenza dovranno essere accertate le responsabilità e puniti i colpevoli e si dovranno adottare tutte le misure previste dalla legge per il ripristino dell’ambiente come il divieto di pascolo e di caccia”, spiega Carmelo Spada, delegato WWF per la Sardegna.

Gli incendi nell’oristanese che vi stiamo raccontando in tutti i nostri aggiornamenti non hanno risparmiato nemmeno l’olivastro millenario di Cuglieri, un vero e proprio biglietto da visita per la Sardegna occidentale e i suoi abitanti. Oggi di quel maestoso monumento naturale, colpito dalle fiamme anche perché circondato da erba alta, non restano che rami anneriti e fumanti.

Possiamo parlare di una vera e propria emergenza. Secondo il WWF, l’Italia, con una superficie bruciata media annua di 72.945 ettari, si pone ben al di sopra della media (poco più di 62.000 ettari) ed è terza dietro a Portogallo e Spagna. A fronte di una diminuzione numerica degli incendi, aumenta purtroppo l’estensione delle superfici percorse dal fuoco. In Italia, nel 2020, si sono verificati 7 incendi che hanno coinvolto aree più estese oltre 500 ettari, il più grande dei quali ha bruciato oltre 3.000 ettari nella provincia di Trapani alla fine di agosto. A partire dal 2017 una nuova generazione di incendi è apparsa nell’Europa mediterranea, superando per dimensione e portata i grandi incendi.

Si tratta dei mega-incendi, che generano vere e proprie tempeste di fuoco. Dal 1° gennaio e fino al 14 luglio EFFIS (European Forest Fire Information System) ha registrato in Italia in totale 157 incendi con superfice maggiore di 30 ettari, mentre la media annua tra il 2008 e il 2020 si attesta a 66. nello stesso arco di tempo (1/1-14/7) la superfice totale incendiata ammonta a 26.931 ettari. Incendi che sono dolosi, procurati dalla mano dell’uomo per il 96% che possono essere accidentali, causati da negligenza o generati intenzionalmente. Solo il 4% degli incendi è dovuto a cause naturali.

Il progressivo abbandono delle aree rurali e il conseguente recupero della vegetazione spontanea creano condizioni estremamente favorevoli al diffondersi delle fiamme. L’aumento degli usi non agricoli dello spazio rurale – ricreazione, trasporto, vacanza, sub-urbanizzazione – facilitano l’innesco di fuochi accidentali e non. La presenza di una radicata “cultura del fuoco” diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo a causa della quale la gente usa bruciare per “gestire” i campi, o la fiamma per cucinare all’aperto. Determinante è inoltre l l’aumento significativo delle temperature medie globali provocate dal cambiamento climatico.

Ma non solo, secondo l’organizzazione, la maggiore incidenza di fenomeni climatici estremi – dovuti al cambiamento climatico – interagisce con i cambiamenti socio-economici e con l’uso del suolo in Italia e in tutto il Mediterraneo. In Italia il patrimonio forestale costituisce il 35% del territorio nazionale e svolge importanti servizi ecosistemici a favore della collettività, come la tutela idrogeologica, la capacità di assorbimento di carbonio dall’atmosfera, la conservazione della biodiversità, lo svolgimento di attività turistico-ricreative.

In Europa si stimano in circa 3 miliardi di euro l’anno i danni prodotti dagli incendi boschivi. Gli scenari climatici definiti dal Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC) dimostrano come in Italia, in conseguenza dell’innalzamento della temperatura media, dell’allungamento di periodi siccitosi e della diminuzione di precipitazioni durante l’anno, è previsto un aumento del rischio incendi. I fattori climatici aumentano il rischio incendi amplificando e rafforzando gli effetti dovuti alla cattiva gestione del territorio. Sempre il CMCC prevede nel nostro paese, nei prossimi decenni, un incremento del rischio incendi superiore al 20% in tutti gli scenari climatici e un allungamento della stagione degli incendi compreso tra 20 e 40 giorni. Questi fenomeni potranno determinare in Italia un aumento delle superfici percorse da incendi compreso tra il 21% e il 43% a seconda dello scenario considerato.

Per questo per ridurre il rischio e l’incidenza degli incendi nel bacino del Mediterraneo è necessario prevenire, mappare le aree a rischio, migliorare il coordinamento nelle emergenze e migliorare la governance della gestione incendi. Senza dimenticare che per contrastare la crisi climatica bisogna ridurre le emissioni di gas serra e aumentare la capacità di assorbimento di foreste e altri ecosistemi.

“Le istituzioni devono accelerare la transizione energetica verso un futuro senza combustibili fossili (carbone, petrolio e gas) con politiche che spingano in modo molto più ambizioso le energie rinnovabili assieme a risparmio ed efficienza energetica”, chiosa il WWF.

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Fonte: WWF

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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