Gli incendi australiani hanno creato un pennacchio di fumo da record nell’atmosfera

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Il fuoco che ha messo in ginocchio l’Australia negli scorsi mesi ha stabilito il record della più grande nuvola di fumo mai generata da un incendio: il pennacchio era almeno tre volte più grande di qualsiasi altro registrato in precedenza.

A dirlo sono i ricercatori dell’Istituto canadese di studi spaziali e atmosferici dell’Università del Saskatchewan, secondo cui gli incendi australiani dello scorso inverno hanno creato una nube di fumo che si è spinta fino alla stratosfera a circa 35 chilometri sopra la superficie e ha raggiunto dimensioni incredibili.

Al suo punto più grande, infatti, secondo quanto si legge nelle ricerca pubblicata su Communications Earth & Environment (“The 2019/20 Australian wildfires generated a persistent smoke-charged vortex rising up to 35 km altitude”), misurava ben 1.000 chilometri di diametro. La nuvola è rimasta intatta per tre mesi e ha viaggiato per oltre 66mila chilometri. Un allarme questo tra l’altro già lanciato in aprile dal National Institute of Water and Atmospheric Research:

Prima della “Black Summer” australiana, che ha bruciato 5,8 milioni di ettari di foresta nella parte sud-orientale del continente, la più nuvola di fumo causata da incendi boschivi fu quella del 2017 nel Canada occidentale.

Ora, secondo il team internazionale guidato da Sergey Khaykin di LATMOS (Laboratoire Atmosphères, Milieux, Observations Spatiales) in Francia, i risultati forniscono informazioni critiche per capire come gli incendi siano in grado di influenzare l’atmosfera terrestre.

“Stiamo assistendo a record infranti in termini di impatto sull’atmosfera di questi incendi – ha detto Adam Bourassa, professore di fisica e fisica ingegneristica, che ha guidato il gruppo USask. Sapendo che è probabile che colpiscano più frequentemente e con maggiore intensità a causa del cambiamento climatico, potremmo ritrovarci con un’atmosfera radicalmente cambiata”.

Secondo Bourassa, gli incendi come quelli in Australia e nel Canada occidentale diventano abbastanza grandi e abbastanza caldi da generare i propri temporali, chiamati Pirocumulonembo. Questi, a loro volta, creano potenti correnti ascensionali che spingono il fumo e l’aria circostante oltre le altitudini in cui volano i getti, nella parte superiore dell’atmosfera, la stratosfera.

Quello che è stato anche davvero sorprendente è che quando il fumo si trova nell’atmosfera, inizia ad assorbire la luce solare e quindi inizia a riscaldarsi – continua Bourassa. E poi, poiché sta diventando più caldo, inizia a salire in un vortice vorticoso e si alza e sale sempre più in alto attraverso l’atmosfera”.

Le informazioni raccolte dal satellite hanno inoltre mostrato che il fumo degli incendi australiani ha impedito alla luce solare di raggiungere la Terra in una misura mai registrata prima dagli incendi.

La tecnica di misurazione, provata da scienziati canadesi tra cui Bourassa oltre un decennio fa, misura la luce solare diffusa dall’atmosfera al satellite, generando un’immagine dettagliata degli strati nell’atmosfera.

La stratosfera è tipicamente una “parte dell’atmosfera piuttosto incontaminata, naturalmente pulita e stabile”, spiegano gli scienziati. Tuttavia, quando gli aerosol – come il fumo degli incendi o l’acido solforico di un’eruzione vulcanica – vengono spinti nella stratosfera, possono rimanere in alto per molti mesi, bloccando il passaggio della luce solare. Tutto ciò a sua volta cambia l’equilibrio del clima.

Mentre i ricercatori hanno una comprensione generale di come si formano queste nuvole di fumo e del motivo per cui salgono in alto nella stratosfera, Bourassa ha detto che è necessario fare più lavoro per comprendere nel dettaglio tutti i meccanismi sottostanti.

Fonte: Communications Earth & Environment

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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