Incendi in Amazzonia: tra allarmismi e scomode verità. Facciamo il punto

Incendi in Amazzonia: cosa sta veramente succedendo? Dobbiamo veramente preoccuparci per le fiamme e l’aumento della deforestazione in Brasile? La risposta è si, anche se ci sono da chiarire tanti aspetti tra allarmismi e scomode verità.

Migliaia di incendi stanno devastando la foresta amazzonica brasiliana producendo oltre che la distruzione di flora e fauna, anche quantità allarmanti di carbonio nell’atmosfera. E anche se sono state diffuse immagini fake, informazioni errate e anche se l’Amazzonia non è il “polmone verde” del mondo, non possiamo dormire sonni tranquilli, perché l’emergenza c’è, è reale e non va minimizzata.

Partiamo dalla prima obiezione, ovvero: gli incendi ci sono ogni anno

La risposta è si, ma quest’anno, molte zone hanno sofferto più di altre. Nello stato brasiliano più colpito dell’Amazzonia, il giorno di picco è stato del 700% superiore alla media della stessa data negli ultimi 15 anni. In altri stati, la quantità di ceneri ad agosto ha raggiunto il livello più alto dal 2010.

Qual è la causa?

Come spiega The Guardian, la maggior parte degli incendi sono appiccati da agricoltori, da procacciatori di terre, da allevatori che vogliono fare spazio a piantagioni e terreni agricoli. Il fenomeno, quindi, non può essere paragonato a quanto successo in Siberia o Alaska.

Incendi Amazzonia agricoltori

L’intera foresta è in fiamme?

Assolutamente no e a tal proposito sono circolate molte immagini fake o riferite ad anni precedenti. Gli incendi sono gravi nella zona della Colombia e del Brasile, molti sono in zone disboscate, ma tanti altri nelle riserve protette dove vivono le tribù indigene che stanno assistendo inermi alla distruzione delle loro terre ancestrali, unica fonte di sopravvivenza.

Dobbiamo preoccuparci dell’ossigeno?

Anche su questo punto sono state diffuse tante informazioni scorrette. Sebbene alcuni rapporti affermino che l’Amazzonia produca il 20% dell’ossigeno nel mondo, non è chiaro da dove provenga questa cifra. La cifra reale probabilmente non supera il 6%, secondo scienziati del clima come Michael Mann e Jonathan Foley . Quindi non si andrà in carenza di ossigeno, ma l’incendio della foresta pluviale resta un’emergenza da affrontare al più presto perché sta distruggendo la biodiversità.

Dobbiamo preoccuparci perché secondo gli scienziati, l’Amazzonia si sta avvicinando a un punto di non ritorno, in un mondo in cui per sopravvivere c’è bisogno di miliardi di alberi in più per assorbire carbonio e stabilizzare il clima. Il pianeta non può perdere la sua più grande foresta pluviale. Secondo il National Institute for Space Research (INPE) del Brasile ci sarebbero stati 72mila incendi, un netto aumento rispetto ai 40mila dell’anno scorso.

Quanta foresta si è persa?

A luglio, la deforestazione è salita a un livello mai visto in oltre un decennio. Secondo i dati preliminari satellitari dell’agenzia spaziale brasiliana, gli alberi venivano eliminati al ritmo di cinque campi da calcio ogni minuto. Nel corso del singolo mese sono stati persi 2.254 kmq (870 miglia quadrate), con un aumento del 278% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Gli scienziati affermano che quest’anno potrebbe essere il primo da 10 anni in cui si perdono 10.000 km quadrati di Amazzonia.

Incendi foresta amazzonica 2019

È colpa del presidente brasiliano?

Bolsonaro ha peggiorato le cose indebolendo l’agenzia ambientale, attaccando le ONG di conservazione e promuovendo l’apertura dell’Amazzonia alle miniere, all’agricoltura e al disboscamento. La sua colpa però va divisa a metà con le lobby agricole che sono molto potenti in Brasile, infatti la deforestazione è cresciuta anche con gli scorsi governi. Ma non parliamo solo del Brasile, la stessa situazione c’è in Bolivia, dove governa un presidente populista di sinistra.

Cosa sta facendo il mondo?

Gli incendi in Brasile sono stati al centro del G7 dei giorni scorsi, la Finlandia ha proposto il blocco delle importazioni di carne bovina. È abbastanza? No. La priorità dovrebbe essere quella di ripensare alla riforestazione, ma attualmente continuano ad esserci scambi miliardari in commercio di manzo, soia, legname e minerali che mettono a dura prova l’Amazzonia.

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Dominella Trunfio

Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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