L’enorme impatto ambientale (e la poca etica) delle batterie alcaline Amazon Basic

Pochi sanno che uno dei prodotti più piccoli e popolari di Amazon ha un’impronta ambientale enorme. Si tratta delle batterie alcaline, il cui completo ciclo di vita e produzione è stato scoperto da una giornalista americana.

Si tratta di Sarah Emerson che, in un articolo pubblicato su OneZero, ha mostrato i frutti della sua ricerca sul ciclo di vita delle pile stilo AA Amazon Basics, uno dei prodotti più venduti sul noto sito di e-commerce.

Con un dollaro ogni 10 guadagnati dal brand, la batteria AA rappresenta quasi la metà delle vendite di batterie di Amazon e circa il 4% delle vendite complessive dell’etichetta. Ciò ha portato AmazonBasics ai vertici del mercato delle batterie online, al di sopra di marchi noti come Energizer e Panasonic.

La Emerson è riuscita a scoprire da dove provengono queste pile arrivando fino allo smaltimento, svelando così non solo l’impatto ambientale ma anche i risvolti poco etici di questo prodotto.

L’impresa non è stata facile dato che Amazon è particolarmente riservato e maschera le sue operazioni attraverso una rete di approvvigionamento esterno molto discreta, rendendo difficile districare la sua catena di fornitura. Questo discorso vale anche per le batterie.

Il prodotto è realizzato in Indonesia ma non da Amazon. La società acquista le batterie da un fornitore e le rivende come proprie. Sebbene la giornalista sia riuscita a scoprire dove vengano fabbricate, non è riuscita a fare altrettanto riguardo alla fonte dei materiali utilizzati. Questo mostra come le operazioni di Amazon siano progettate deliberatamente per essere irrintracciabili.

Tale segretezza consente al marchio di essere spietatamente competitivo, offrendo articoli più economici e che raggiungono velocemente i clienti. Ma tutto questo ostacola anche coloro che vogliono conoscere maggiori dettagli sui prodotti che acquistano, soprattutto quelli che si chiedono se siano etici o meno.

C’è da sottolineare che prezzi bassi e consegne rapide non possono che avere, nella maggior parte dei casi, pesanti costi per l’uomo e per l’ambiente.

Ma tornando alle batterie, queste vengono assemblate all’interno di un edificio bianco a West Java, Indonesia, qui è la Fujitsu, società tecnologica con sede a Tokyo, ad essere il fornitore nascosto di AmazonBasics (ma forse non è l’unico). A differenza dei centri di distribuzione di Amazon, che sono decorati con il suo logo nero e arancione, nulla tradisce esternamente che un famoso oggetto di AmazonBasics è realizzato proprio qui.

La giornalista ha chiamato la fabbrica e un dipendente le ha confermato che è proprio lì che AmazonBasics realizza le sue pile e che vi è tra le due società un accordo per commercializzare almeno 100.000 dollari di prodotti realizzati in quello stabilimento.

fabbrica-indonesia

Inquinamento e materiali

La FDK, azienda a cui fa capo la Fujitsu, si è rifiutata di commentare le condizioni della sua fabbrica indonesiana. Ma i bassi standard ambientali sono tipici di molte fabbriche a Bekasi, responsabili degli inquinanti atmosferici cancerogeni e dei rifiuti che finiscono nel fiume.

Secondo la giornalista, Amazon pur di mantenere il suo super competitivo prezzo di vendita non si preoccupa dell’impatto ambientale degli stabilimenti a cui si affida.

Vi è poi un altro aspetto da considerare, l’Indonesia ha un’altra qualità che è un vantaggio per i produttori di batterie: i suoi depositi di preziose risorse naturali. Fujitsu non ha voluto dichiarare la fonte dei materiali con i quali realizza le batterie e se sta attingendo alla ricca offerta di manganese dell’Indonesia. Non esistono neppure dati disponibili pubblicamente relativi a dove l’azienda ottiene i suoi materiali, salvo un accordo che dice che non acquisterà minerali (tantalio, stagno, oro, tungsteno e cobalto) da fornitori che finanziano violazioni dei diritti umani.

Grazie a una scheda prodotto, tuttavia, sappiamo che la batteria di Fujitsu è prodotta con biossido di manganese, grafite, zinco e idrossido di potassio. Probabilmente contiene anche carta, nylon, PVC e acciaio. Non è chiaro quale, e se esiste, una percentuale di questi materiali riciclata o riciclabile.

Ma la loro produzione non è comunque “pulita”. Il manganese è legato a violazioni dei diritti umani, violazioni della sicurezza sul lavoro e del lavoro minorile, secondo RCS Global, una società di consulenza sulla responsabilità sociale. Il 76% del manganese proviene dal Sudafrica, dalla Cina, dall’Australia e dal Gabon, ma non vi è “praticamente nessuna tracciabilità globale” lungo la catena di approvvigionamento. In altre parole, mentre esiste una significativa possibilità che il manganese possa essere stato estratto in condizioni di violazione dei diritti umani, è difficile individuare se una determinata azienda ne tragga beneficio, poiché il minerale passa attraverso un certo numero di intermediari.

“In Amazon, siamo fortemente impegnati a garantire che i prodotti e i servizi che forniamo siano prodotti in modo da rispettare i diritti umani e l’ambiente e proteggere la dignità fondamentale dei lavoratori –  ha dichiarato un portavoce di Amazon a OneZero – Collaboriamo con fornitori che si impegnano con questi stessi principi e stabiliamo standard rigorosi per i fornitori di beni e servizi per Amazon e le sue filiali”.

Ma la batteria diventa sempre meno rintracciabile man mano che avanza lungo la catena e quindi queste affermazioni lasciano un po’ il tempo che trovano…

Impatto ambientale delle pile alcaline

Vi è poi l’impatto ambientale della batteria stessa. Alcuni esperti affermano che è ampiamente sottovalutato.

Utilizzando i dati di uno studio del MIT è stato stimato che:

“per produrre una batteria alcalina è necessaria più di 100 volte l’energia di quella disponibile durante la sua fase di utilizzo”

E se alle emissioni di una batteria vengono sommate anche tutte quelle necessarie per l’approvvigionamento, la produzione e la spedizione, si arriva a produrre gas serra 30 volte superiori a quelli di una centrale elettrica media a carbone, per wattora.

Tutto ciò per dire che un apparecchio alimentato da una batteria alcalina consuma più di un apparecchio collegato a una presa elettrica.

Vi è poi il problema dello smaltimento e del possibile riciclaggio a fine vita di questi prodotti. La maggior parte degli Stati Uniti consente alle persone di gettare le batterie esaurite nella spazzatura (la California è un’eccezione dato che considera tutte le batterie come rifiuti pericolosi, anche se lo stato offre solo vaghe linee guida su cosa farne.) Le batterie sono una delle maggiori fonti di metalli pesanti nei flussi di rifiuti e per quanto riguarda la batteria alcalina, le persone non hanno abbastanza chiaro cosa farne dopo l’utilizzo.

Le pile alcaline di Amazon, tra l’altro, al pari di quelle di altri marchi sembrano essere anche a rischio esplosione (è successo alla giornalista stessa e ad altri clienti che le hanno acquistate). Un evento raro ma comunque possibile.

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Francesca Biagioli

Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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