La mappa che ci mostra dove l’uomo non è (ancora) arrivato

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Non abbiamo (ancora) invaso circa la metà del Pianeta e dovremmo cercare di preservare almeno quelle terre, magari per proteggere ecosistemi ancora sani. Questo il messaggio della mappa realizzata da un gruppo di ricerca internazionale guidato dal National Geographic Society (Usa).

Gli autori del lavoro hanno confrontato quattro recenti mappe globali dell’influenza umana e, nonostante queste utilizzino metodologie e dati differenti, risultano stimate in modo indipendente percentuali simili della superficie terrestre che l’uomo, incredibilmente, non ha invaso.

In particolare tra il 20% –34% delle terre emerse hanno mostrato influenza umana molto bassa, mentre tra il 48% -56% bassa. E tre valutazioni su quattro concordano sul fatto che il 46% delle terre coperte di ghiaccio o neve abbiano subito una bassa influenza umana (finora).

Non siamo poi così terribili?

mappa impatti umani

Aree con influenza umana molto bassa (a); aree con influenza umana bassa (b) ©Global Change Biology

In realtà – e questo è un dato che dovrebbe far riflettere – gran parte delle zone con bassa e molto bassa influenza umana sono di per sé inospitali per noi, fredde come foreste boreali, praterie montane e tundra, o aride come i deserti.

mappa impatti umani

©Global Change Biology

Ma dove riusciamo in qualche modo a sopravvivere, invadiamo, purtroppo: infatti meno dell’1% delle praterie temperate, foreste di conifere tropicali e foreste secche tropicali hanno un’influenza umana molto bassa nella maggior parte dei set di dati.

I risultati suggeriscono, d’altro canto, che circa metà della superficie terrestre ha un’influenza umana relativamente bassa e offre la possibilità di conservare gli ultimi ecosistemi intatti sul pianeta.

mappa impatti umani

©Global Change Biology

“Sebbene l’abbondanza relativa delle aree degli ecosistemi a bassa influenza umana vari ampiamente a seconda del bioma, conservare queste ultime aree intatte dovrebbe essere una priorità prima che siano completamente perse” scrivono i ricercatori.

Pochi mesi prima, tra l’altro, un altro gruppo di ricerca aveva disegnato le minacce per il pianeta e i suoi abitanti, dai cambiamenti climatici alla deforestazione, all’inquinamento. E che mostra in modo inequivocabile cosa stiamo facendo al Pianeta (lavoro pubblicato su British Ecological Society).

pressioni umane biodiversità

©British Ecological Society

Gli allarmi arrivano ormai in continuazione e la ricerca sostiene che anche la terribile pandemia che stiamo vivendo è frutto delle nostre azioni sconsiderate.

Siamo parte di questa Terra, ma a volte sembra che ne dimentichiamo.

La ricerca guidata dal National Geographic Society è parte dell’Anthromes Project ed è stata pubblicata su Global Change Biology.

Fonti di riferimento: Global Change Biology / Anthromes Project / British Ecological Society

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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