Ilva di Taranto, in migliaia alla marcia per la salute e l’ambiente

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Ilva di Taranto: in migliaia ieri hanno partecipato alla marcia su salute e ambiente organizzata dal sito Cosmopolis. Un percorso che, a piedi, ha collegato la biopiazza di Statte al capoluogo tarantino.

Al corteo – al quale secondo fonti della Questura avrebbero partecipato circa 3mila-3.500 persone, secondo le associazioni ambientaliste 4mila-4.500 e secondo i Verdi 7mila – hanno aderito 99 associazioni di diverse regioni italiane, alcuni rappresentanti di movimenti politici, artisti e giornalisti. Tutti mobilitati nel segno di un unico motto “Se puoi sognarlo, puoi farlo“, per tentare di non spegnere l’attenzione sull’emergenza ambientale e sanitaria a Taranto e nelle province limitrofe.

Una marcia, quella che si è svolta ieri mattina, pacifica, silenziosa, che ha calpestato quella grande area annientata dalla diossina e oggi interdetta persino al pascolo. Per 5 chilometri, quelle migliaia di gambe si sono mosse su quel terreno messo in ginocchio dall’acciaio, dove si muore più di tumore e dove la catena alimentare è evidentemente compromessa.

La marcia è partita dalla biopiazza di Statte ed è arrivata sotto al camino E-312 dell’Ilva, alto 212 metri, la maggiore fonte della diossina a Taranto. Si è poi conclusa con gli interventi dal palco allestito con le ciminiere del Siderurgico sullo sfondo e, tra gli altri, hanno preso la parola i rappresentanti delle delegazioni dei No-triv della Basilicata, del Comitato No carbone di Brindisi, di Salerno, di Trieste, di Polignano a mare e della California.

IL TRIANGOLO NO – Il trilatero Statte-Taranto-Massafra è ormai noto come il “triangolo della diossina”. Le analisi sono state effettuate dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo, dopo alcuni prelievi svolti dall’Asl su un allevamento di Massafra.

Preoccupante è la contaminazione che si passa da generazione a generazione: tramite l’allattamento ai loro vitellini, infatti, le mucche trasmettono la diossina determinando una catena di contaminazione a ciclo continuo. Questo rischia di distruggere il mercato non solo del latte, ma anche delle mozzarelle e dei formaggi di mucca locali (e della carne stessa!).

Quanto ai cittadini, già in precedenza si erano registrati dati relativi al possibile legame tra l’Ilva e le condizioni di malessere dei cittadini, a partire dal piombo individuato nel sangue e nelle urine di adulti e bambini e dal basso tasso di fertilità delle donne tarantine

Insomma, l’impatto negativo dello stabilimento siderurgico sulla salute di animali e cittadini è sotto gli occhi di tutti e ben vengano marce e manifestazioni per portare ad una profonda riflessione coloro che dovrebbero occuparsi della difesa dei loro diritti. Sbrigatevi!

Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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