Ilva di Taranto: Clini accetta di rivedere le autorizzazioni

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Dopo la perizia scioccante pubblicata nei giorni scorsi e i continui appelli, il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha fatto sapere oggi la sua disponibilità a rivedere le autorizzazioni concesse all’Ilva: il prossimo 14 marzo incontrerà il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola e il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano “per discutere il riesame della procedura Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per il polo siderurgico di Taranto“.

Quasi 200 morti in sette anni, malformazioni, gravi malattie respiratorie, patologie cardiovascolari e tumori anomali anche tra i bambini, cui si sommano tutti gli effetti devastanti provocati ai lavoratori dalle sostanze sprigionate nello stabilimento dell’ILVA. È quanto emerge dalla perizia epidemiologica depositata dagli esperti tecnici, nominati dal gip di Taranto, Patrizia Todisco, nell’ambito dell´incidente probatorio relativo all’inchiesta nel processo ai vertici dell’azienda tarantina.

Secondo i dati dell’analisi effettuata dai periti, negli ultimi anni è aumentato il numero di malattie cardiovascolari causate dal benzoapirene, prodotto quasi esclusivamente negli stabilimenti delle acciaierie: segno evidente che l’Ilva inquina e contribuisce in modo sensibile all’insorgenza di malattie gravi tra i lavoratori dell’azienda e non.

Accertata finalmente la connessione tra l’inquinamento e la nascita di gravi malattie, Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, questa mattina ha convocato gli assessori Regionali all’Ambiente e alla Salute, i capigruppo della maggioranza, i tecnici dell’Ares, dell’Arpa e dell’avvocatura regionale per ribadire ancora una volta la richiesta di riesame dell’Aia, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, già avanzata dopo la pubblicazione della perizia chimica.

Il ministro Clini e il presidente Vendola hanno deciso di avviare subito, in preparazione dell’incontro del 14 marzo, l’analisi della documentazione tecnica dell’autorizzazione Aia, che era stata rilasciata nel luglio scorso.

Soddisfatta Legambiente, che ha commentato la notizia con un sospiro di sollievo: “Quella di Clini è un’ottima decisione – ha detto il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani – che eravamo tornati a sollecitare con una lettera indirizzata al ministro nei giorni scorsi, alla luce dei risultati delle perizie tecniche effettuate sulle emissioni prodotte dagli impianti e sui rischi che ne derivano per la salute. L’Aia approvata dal precedente ministro dell’Ambiente, infatti, non è assolutamente adeguata agli impatti sanitari e ambientali di uno degli impianti siderurgici più grandi d’Europa. La procedura va riaperta per renderla più rigorosa”.

I periti infatti, nella loro analisi dettagliata, hanno confermato ciò che da tempo è stato denunciato dalla stessa Legambiente: l’Ilva non ha mai adottato tutte le misure di sicurezza necessarie per evitare la fuga di sostanze pericolose, nocive alla salute dei lavoratori e di terzi.

Le perizie affermano, di fatto, che sono necessarie misure decisamente più rigorose per contenere il massiccio carico inquinante provocato dall’Ilva, come da noi più volte richiesto – hanno aggiunto Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia e Lunetta Franco, presidente del circolo di Taranto -. Sono necessarie misure più rigorose per l’azienda che comportino l’adozione di tecnologie e pratiche operative che minimizzino le emissioni. Occorrerà, inoltre, formalizzare un nuovo accordo di programma sulle bonifiche indispensabili del sito di interesse nazionale di Taranto”.

Ora non resta quindi che aspettare come verranno riviste le autorizzazioni e le procedure per rendere l’Ilva più sicura. E a proposito di sicurezza, va ricordato anche l’incidente avvenuto nell’acciaieria la scorsa settimana, in cui è andato a fuoco un trasformatore e migliaia di litri di olio refrigerante: un evento causato, tanto per cambiare, dal mancato rispetto di una serie di standard previsti dal certificato antiincendio dell’azienda!

Verdiana Amorosi

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