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Il cielo non è affatto sempre più blu. Ormai l’aria pulita è praticamente introvabile (e nessuno la tutela)

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Respirare aria pulita dovrebbe essere un diritto di tutti. Eppure, un terzo dei Paesi del mondo non dispone di standard di qualità dell’aria esterna obbligatori per legge: è il quadro sconfortante presentato dal nuovo report dell’United Nations Environment programme (Unep) in occasione della Giornata internazionale dell’aria pulita per i cieli azzurri, che si celebra oggi 7 settembre.

La ricorrenza, istituita nel 2019 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha lo scopo di sensibilizzare tutti sull’importanza di respirare aria non inquinata. Che per milioni di persone è un’utopia. E di aria inquinata purtroppo si muore, come rivelato da diversi studi sul campo. 

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L’inquinamento uccide più delle guerre e del fumo

L’inquinamento atmosferico rappresenta una delle principali minacce per la salute delle persone in tutto il mondo, contribuendo a circa 7 milioni di morti premature ogni anno, secondo le stime dell’OMS. E di questi ben 600.000 sono bambini.

L’aria pulita è ormai un miraggio in gran parte d’Europa. I dati forniti dall’Agenzia Europa per l’ambiente (EEA), mostrano che solo 127 delle 323 città europee hanno mostrato livelli accettabili di PM 2,5, nonostante il calo delle emissioni durante i lockdown. Ciò significa che più della metà delle città europee è ancora avvelenata dall’inquinamento atmosferico e che i cittadini respirano aria sporca. Purtroppo il particolato ha il maggiore impatto sulla salute tra le principali fonti di inquinamento atmosferico e causa più di 400.000 decessi prematuri all’anno in tutta Europa. Le città dell’Europa orientale, dove il carbone è ancora una delle principali fonti di energia, sono quelle in cui si registrano i dati peggiori, con Nowy Sącz in Polonia che vanta purtroppo l’aria più inquinata, seguita da Cremona in Italia e Slavonski Brod in Croazia.

L’inquinamento uccide quindi più di alcune malattie trasmissibili, del tabagismo e persino della guerra. E chi vive nelle aree più inquinate del mondo ha un’aspettativa di vita inferiore a 5 anni. A svelare gli effetti nefasti dell’inquinamento sulla salute umana è un nuovo studio portato avanti dall’Energy Policy Institute dell’Università di Chicago, che ha elaborato un indice di qualità dell’aria (Air Quality Life Index), in grado di misurare gli effetti prodotti dalle polveri sottili. 

L’impatto ambientale dell’inquinamento atmosferico 

L’inquinamento atmosferico non danneggia fortemente soltanto la salute umana, ma anche il nostro ambiente. Causa fenomeni come l’acidificazione e l’eutrofizzazione. L’acidificazione dei corsi d’acqua, dei fiumi e dei laghi è principalmente causata dalla presenza nell’aria di inquinanti dei composti dello zolfo e dell’azoto rilasciati in atmosfera e derivati dai processi di combustione di carbone e petrolio o dall’uso di fertilizzanti nel settore agricolo.

Mentre l’eutrofizzazione si verifica principalmente nelle aree dove si riscontra un eccesso di azoto. Questa presenza genera un’alterazione nell’ecosistema, per esempio creando condizioni più favorevoli per certi tipi di piante, riducendo la varietà di specie (e quindi la biodiversità) presenti nelle praterie o in altre aree sensibili. E tutti questi danni si ripercuotono sugli animali e, naturalmente, anche sui prodotti agricoli che finiscono sulle nostre tavole.

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In troppi Paesi mancano politiche a favore dell’aria pulita

L’ultimo rapporto elaborato dall’UNEP mostra come come un terzo dei Paesi, a livello globale, non disponga di standard obbligatori per la qualità dell’aria esterna. E laddove tali leggi esistono, gli standard variano notevolmente. Spesso non sono conformi alle linee guida OMS. Inoltre, almeno il 31% dei Paesi potenzialmente in grado di introdurre tali standard non lo ha ancora fatto.

Nel 2020, la pandemia da Covd-19 è emersa come un fattore importante che ha influenzato la qualità dell’aria. – spiega l’UNEP – Definita da alcuni il “più grande esperimento di sempre” sulla qualità dell’aria, la riduzione temporanea del consumo di combustibili fossili causata dalle chiusure è stata correlata a diminuzioni significative dell’inquinamento atmosferico. Il 2020 ha visto il 65% delle città sperimentare miglioramenti sostanziali rispetto al 2019, mentre l’84% dei Paesi ha registrato miglioramenti complessivi. 

Ma, purtroppo, la tregua dall’inquinamento atmosferico è durata poco e per tantissimi popoli il cielo blu sperimentato durante il lockdown resta solo un ricordo…

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Fonte: UNEP

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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