L’iceberg più grande del mondo sta per schiantarsi con “l’isola dei pinguini” e l’impatto sarà devastante per tutta la fauna selvatica

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Ormai non si parla più di “se” ma di “quando”. A68-a, l’iceberg più grande del mondo, da oltre tre anni vaga per i mari dopo essersi staccao dall’Antartide, ma ora è a pochi chilometri dall’Isola della Georgia del Sud, nell’Atlantico Meridionale. Secondo gli scienziati, una collisione potrebbe devastare la fauna selvatica minacciando la catena alimentare di una delle aree protette più grandi del mondo.

L’iceberg A-68 si è staccato  dalla piattaforma di ghiaccio Larsen C nel 2017. La sezione più grande rimanente è stata ribattezzata A-68a ed è quella che sta preoccupando il mondo. Dal 2017, ha percorso più di 1000 km. Si tratta di una vera e propria isola di ghiaccio che vaga fuori controllo nell’Atlantico da oltre tre anni. Basti pensare che la sua superficie è di circa 5mila kmq.

Gli scienziati lo stanno osservando da tempo proprio perché temevano che il suo avvicinamento alla terraferma sarebbe stato catastrofico. E così sarà purtroppo. Il gigantesco iceberg è in procinto di scontrarsi con l’isola della Georgia del Sud, un remoto territorio britannico d’oltremare al largo della punta meridionale del Sud America. Non è chiaro se la collisione sia questione di giorni o settimane di distanza, poiché l’iceberg ha accelerato e rallentato il suo cammino per via delle correnti oceaniche lungo il percorso.

A rischio pinguini, foche e balene

Oggi si trova a meno di 50 km dall’Isola della Georgia del Sud. Il suo schianto ormai sembra inevitabile e distruggerà un paradiso di biodiversità dove vivono pinguini, foche e balene.  Le acque intorno alla Georgia del Sud sono riconosciute come uno dei luoghi biologicamente più ricchi del pianeta. Non a caso si tratta di una delle più grandi aree marine protette del mondo. L’iceberg inoltre rappresenta un rischio per i pinguini e le foche durante la stagione riproduttiva.

Gli scienziati temono che l’iceberg, colpendo l’isola, possa schiacciare la vita marina sul fondo del mare, inclusi coralli, spugne e plancton. Se si fermasse sul fianco dell’isola, potrebbe bloccare le foche insieme ai 2 milioni di pinguini dell’isola dalle loro normali rotte di foraggiamento. Alcune specie, come i pinguini reali, viaggiano fino a 16 giorni per trovare cibo. Se l’iceberg si mettesse di mezzo, quel viaggio di foraggiamento potrebbe richiedere più tempo.

“Ed è improbabile che sia sostenibile. I pulcini inizieranno a perdere massa ”, ha detto mercoledì in un’intervista Norman Ratcliffe, un biologo di uccelli marini della Divisione Ecosistemi del British Antarctic Survey.

A68a potrebbe anche essere un ostacolo alle navi che effettuano pattugliamenti e sorveglianza della pesca intorno alla Georgia del Sud e nelle vicine Isole Sandwich meridionali, hanno detto funzionari britannici.

mappa iceberg

©BAC

Abbiamo speranze?

Le correnti “hanno ancora il potere di portare questo iceberg in una direzione o nell’altra dalla Georgia del Sud”, ha detto Geraint Tarling, un oceanografo e biologo del British Antarctic Survey che ha seguito la massa ghiacciata. “Ma è davvero, molto vicino, a meno di 50 chilometri dal bordo della piattaforma meridionale. Si sta avvicinando così tanto che è quasi inevitabile. “

Le immagini catturate da un aereo della Royal Air Force britannica mostrano la grandezza del mostruoso iceberg la cui superficie è scolpita da tunnel, crepe e fessure. Un certo numero di pezzi di ghiaccio più piccoli può essere visto galleggiare nelle vicinanze. Una collisione, pur sembrando sempre più probabile, potrebbe comunque essere evitata se le correnti trasportano l’iceberg oltre l’isola, ha detto Tarling.

Al via il monitoraggio sottomarino

Il mese prossimo inizierà una missione di ricerca per determinare l’impatto del gigantesco iceberg A-68a su quello che viene considerato uno degli ecosistemi più importanti del mondo. Un team di scienziati, guidato dal British Antarctic Survey (BAS), salperà sulla nave del National Oceanography Centre (NOC) diretta verso l’isola sub-antartica della Georgia del Sud nella speranza che l’iceberg non abbia già fatto capolino da quelle parti.

Gli alianti robotici subacquei saranno schierati dalla nave di ricerca NOC RRS James Cook, che partirà dalle Isole Falkland per l’iceberg alla fine di gennaio.

“Dobbiamo capire gli effetti che enormi iceberg possono avere sulla fauna selvatica e sulla vita marina, quindi sono lieto che il programma Blue Belt, che lavora con i territori britannici d’oltremare per proteggere e gestire in modo sostenibile le loro acque, sia in grado di supportare questa ricerca di fondamentale importanza missione” ha detto Lord Goldsmith, Ministro del Pacifico e dell’ambiente.

I due alianti sommergibili lunghi 1,5 metri trascorreranno quasi quattro mesi a raccogliere misurazioni su salinità, temperatura e clorofilla dall’acqua di mare dai lati opposti dell’iceberg, pilotati su collegamento satellitare dal personale di NOC e BAS. Il team misurerà anche la quantità di plancton presente nell’acqua e confronterà i loro risultati con studi oceanografici e sulla fauna selvatica a lungo termine nella Georgia del Sud e nella vicina Bird Island.

“L’iceberg causerà devastazione al fondo del mare devastando le comunità dei fondali marini di spugne, stelle fragili, vermi e ricci di mare, riducendo così la biodiversità. Queste comunità aiutano a immagazzinare grandi quantità di carbonio nel tessuto corporeo e nei sedimenti circostanti. La distruzione da parte dell’iceberg rilascerà questo carbonio immagazzinato nell’acqua e, potenzialmente, nell’atmosfera, con un ulteriore impatto negativo” ha detto il professor Tarling.

Andrew Fleming, responsabile del telerilevamento presso la BAS, ha seguito il viaggio dell’iceberg sulle immagini del Copernicus Sentinel-1 e di altri satelliti. Dice:

“Stiamo osservando molto da vicino l’andamento dell’iceberg A-68a perché non ne vediamo uno di queste dimensioni nell’area da un po’ di tempo. Man mano che si rompe, migliaia di iceberg più piccoli hanno la possibilità di ostruire le rotte di navigazione nell’area, soprattutto quando si disperdono”.

In aumento a causa dei cambiamenti climatici

Secondo il dott.Mark Belchier, direttore della pesca e dell’ambiente presso il governo della Georgia del sud e delle isole Sandwich meridionali (SGSSI), gli eventi di questo tipo saranno sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici ed è fondamentale saperne di più.

A farne le spese, come sempre, saranno gli animali.

Fonti di riferimento: British Antarctic Survey, Reuters

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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