Un enorme iceberg si è staccato dal ghiacciaio più a rischio dell’Antartide, le scioccanti immagini satellitari

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Dal ghiacciaio più a rischio dell’Antartide, quello di Pine Island, si è staccata un enorme massa di ghiaccio grande quanto l’isola di Malta. Il Polo Sud continua a perdere parte del suo prezioso corpo.

Siamo in una remota baia dell’Antartico occidentale. Qui si trovano i ghiacciai più in pericolo del continente. In particolare quello di Pine Island e il vicino ghiacciaio di Thwaites sono la porta d’accesso a una massiccia riserva d’acqua ghiacciata, che aumenterebbe il livello del mare globale di un 1,20 m qualora si riversasse nel mare. E quella porta si sta letteralmente frantumando a vista d’occhio.

Durante il fine settimana, i satelliti Sentinel dell’Agenzia spaziale europea hanno rilevato una rottura significativa sulla piattaforma galleggiante del ghiacciaio di Pine Island.

“Le crepe nel ghiacciaio di Pine Island in Antartide sono cresciute rapidamente negli ultimi giorni, come si può vedere in questo confronto di # Sentinel1 del 2 e 5 febbraio 2020. Il ghiacciaio ha perso drammaticamente ghiaccio e ha vissuto una serie di perdite negli ultimi 25 anni” si legge nel tweet dell’Agenzia Spaziale Europea.

Quello di Pine Island è uno dei ghiacciai più a rischio dell’Antartide. Per questo viene costantemente monitorato. Il pericolo più grande è che le enormi quantità d’acqua che rilascia staccandosi e sciogliendosi, innalzerebbero pericolosamente i livelli del mare.

Purtroppo si tratta di un evento che si attendeva da tempo viste le due crepe individuate per la prima volta l’anno scorso usando i satelliti.

Anche se questo non ha dato origine alla formazione da un iceberg da record, come accaduto alla piattaforma di ghiaccio Larsen C, gli scienziati sono comunque preoccupati: la rottura di grossi pezzi di ghiaccio sta diventando sempre più frequente.

 

Gli eventi di questo tipo sul ghiacciaio di Pine Island si verificavano ogni 4-6 anni, ma ora si presentano quasi ogni anno. Basta guardare le date: 1992, 1995, 2001, 2007, 2011, 2013, 2015, 2017, 2018 e ora all’inizio del 2020.

Se le piattaforme di ghiaccio continueranno a destabilizzarsi a questo ritmo, secondo gli scienziati potrebbe iniziare un ciclo rapido e potenzialmente inarrestabile di perdita di ghiaccio.

Ciò consentirebbe alle acque oceaniche, caratterizzate da temperature più calde, di penetrare nell’entroterra, sciogliendo ancora più ghiaccio. Un circolo vizioso che fa paura.

Fonti di riferimento: Nasa, Esa

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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