I microrganismi possono influenzare i cambiamenti climatici con grandi conseguenze, lo studio

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I microrganismi? Dovrebbero essere  inglobati nello studio dei cambiamenti climatici. Anche i processi microbici, infatti, avrebbero un ruolo centrale nei flussi globali dei principali gas serra biogenici (anidride carbonica, metano e ossido di azoto) e sarebbero suscettibili di rispondere rapidamente al climate change.

Cosa vuol dire? Che per migliorare la previsione dei modelli climatici, è importante comprendere anche l’analisi dei meccanismi di vita dei diversi microrganismi.

A sostenerlo, sulla rivista Nature Reviews Microbiology, sono più di 30 microbiologi di 9 Paesi, compresa l’Italia, con la Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli e l’Università Politecnica delle Marche, secondo cui vanno necessariamente prese in considerazione anche le interazioni complesse che avvengono tra i microrganismi e altri fattori biotici e abiotici.

Nell’Antropocene, l’epoca in cui viviamo, si legge nello studio, i cambiamenti climatici stanno avendo un impatto sulla maggior parte della vita sulla Terra. I microrganismi supportano l’esistenza di tutte le forme di vita trofica più alte, per cui, per capire come gli umani e le altre forme di vita sulla Terra (compresi quelli che dobbiamo ancora scoprire) possano resistere ai cambiamenti climatici antropogenici, è fondamentale incorporare la conoscenza della “maggioranza invisibile” dei microbi.

Secondo gli studiosi, in pratica, dobbiamo non solo imparare come i microrganismi siano in grado di influenzare i cambiamenti climatici (compresa la produzione e il consumo di gas a effetto serra), ma anche come saranno a loro volta influenzati dagli stessi cambiamenti climatici e da altre attività umane.

L’impatto dei cambiamenti climatici dipenderà in larga misura dalle risposte dei microrganismi? Pare proprio di sì e, anzi, proprio i microrganismi sarebbero utili a raggiungere un futuro sostenibile dal punto di vista ambientale.

“I microrganismi, come virus e batteri, sono raramente considerati negli studi sui cambiamenti climatici. Eppure sono loro a supportare l’esistenza di tutte le forme di vita più complesse, e sono molto importanti nel regolare il cambiamento climatico”, dice il coordinatore dello studio Rick Cavicchioli, dell’Università del Nuovo Galles di Sydney. Eppure, continua, “raramente sono al centro degli studi sui cambiamenti climatici e non sono presi in considerazione nello sviluppo di nuove politiche”.

Per esempio, il Census of Marine Life stima che il 90% della biomassa totale dell’oceano sia microbica. Nei nostri oceani, le forme di vita marine chiamate fitoplancton prendono l’energia della luce dal sole e rimuovono l’anidride carbonica dall’atmosfera tanto quanto le piante. Il piccolo fitoplancton forma l’inizio della rete alimentare oceanica, alimentando popolazioni di krill che poi nutrono pesci, uccelli marini e grandi mammiferi come le balene. Così come le alghe di ghiaccio marine prosperano in “case” di ghiaccio, per l’appunto, ma se le tendenze del riscaldamento globale continuano, lo scioglimento dei ghiacci ha un effetto a valle sulle alghe di ghiaccio marino, il che significa una ridotta rete alimentare oceanica.

“Il cambiamento climatico sta letteralmente affamando la vita oceanica”, dice il professor Cavicchioli.

E non solo: oltre che per l’oceano, i microbi sono anche fondamentali per gli ambienti terrestri, l’agricoltura e le malattie in generale.

“Negli ambienti terrestri, i microbi rilasciano una serie di importanti gas serra nell’atmosfera (anidride carbonica, metano e protossido di azoto), e il cambiamento climatico sta causando l’aumento di tali emissioni. L’allevamento di ruminanti rilascia enormi quantità di metano dai microbi che vivono nel loro rumine, quindi le decisioni sulle pratiche agricole globali devono considerare queste conseguenze”.

Infine, continuano i ricercatori, i cambiamenti climatici peggiorano l’impatto dei microbi patogeni sugli animali (inclusi gli esseri umani) e le piante, perché stanno rendendo più invadente la causa dei patogeni. Come? Il cambiamento climatico, per esempio, espande il numero e la gamma geografica di vettori (come le zanzare) che trasportano agenti patogeni: il risultato finale è l’aumento della diffusione della malattia e gravi minacce alle forniture alimentari globali.

Un quadro che non ci si aspettava, insomma. Per questo, secondo questi studiosi, è necessario un maggiore impegno nella ricerca basata sui microbi e chiedere a ricercatori, istituzioni e governi di impegnarsi a un maggiore riconoscimento microbico per mitigare i cambiamenti climatici. Se i microrganismi non vengono considerati efficacemente,  i modelli non possono essere generati in modo corretto e le previsioni sul futuro del Pianeta potrebbero essere poco precise.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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