Hydronet: il robot che misura la contaminazione delle acque

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Si chiama Hydronet, ed è un progetto che potrebbe rivelasi particolarmente utile nei casi simili a quelli della Costa Concordia o, comunque, ogni volta che si renda necessario monitorare lo stato di salubrità delle acque.

Hydronet, infatti, è un progetto europeo coordinato dal dipartimento di robotica della Scula Superiore di Studi e Perfezionamento Sant’Anna di Pisa ed è stato presentato sabato mattina a Livorno. Si tratta di una flotta di piccole barche robot e di boe in grado di monitorare in tempo reale lo stato delle acque costiere e lacustri, rilevandone le caratteristiche fisiche e chimiche nonché l’eventuale presenza disostanze inquinanti.

La data del 28 gennaio è stata fissata settimane prima del naufragio della nave da crociera nei pressi dell’Isola del Giglio ma la dimostrazione pubblica coincide con una data particolarmente significativa per le lunghe e complesse operazioni di bonifica ambientale e cioè con l’annunciato inizio delle operazioni di “defluing”, ovvero di recupero delle diverse tonnellate di carburanti che avrebbero permesso alla nave di compiere il suo percorso, se il viaggio non si fosse interrotto per l’impatto con lo scoglio.

hydro3

Indipendentemente dal naufragio della Costa Concordia, è facile immaginare l’utilità di “Hydronet” in tutti i casi in cui sia necessario conoscere lo stato di inquinamento e contaminazione delle acque in tempo reale, mano a mano che la situazione si evolve. “Hydronet”, infatti, può essere programmata in maniera dinamica da una stazione di controllo per analizzare le acque e la loro qualità, prelevata fino ad una profondità di 50 metri.

Le analisi vengono effettuate in loco e i risultati sono resi noti in tempo reale, attraverso un ponte radio fino alla stazione di controllo. Il sistema monitora le caratteristiche fisiche (salinità, Ph, temperatura…) e chimiche (presenza metalli pesanti, -Hg, Cd, Cr- e idrocarburi in superficie o disciolti) rilevate da sensori miniaturizzati installati sui robot. Dai sensori arrivano informazioni immediate che costituiscono la base per definire modelli previsionali e di dispersione delle possibili sostanze inquinanti.

Andrea Marchetti

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Mediterranea

Olio di oliva e materie prime a km0: come nasce una crema Mediterranea

Orto d’Autore

Come scegliere una marmellata buona e di qualità

Misura

In arrivo più di 13mila nuovi alberi in Italia, dai calanchi di Matera all’agricoltura urbana di Milano

Miomojo

Le borse vegan tutte italiane realizzate con “pelle di cactus” e scarti delle mele

Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook