Il mondo del vino: quando uno scarto diventa risorsa, il caso Caviro

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Questa è la storia di un’azienda vinicola tutta italiana, che ha puntato i propri sforzi, attraverso un percorso lungo e costante, sulla sostenibilità, e che il 22 ottobre si è presentata al pubblico per raccontare la propria storia fatta di 50 anni di impegno e lavoro.

Una storia che nasce nel 1966 per volontà dei soci romagnoli, che si muove nella cura della terra e delle vigne, e che cresce grazie alle persone che ne fanno parte.

Con 31 soci, di cui 29 cantine, oggi il Gruppo Caviro è la cooperativa agricola leader in Italia nel settore vitivinicolo, con 12.800 viticoltori, un’estensione dei vigneti pari a 36.500 ettari e 728 mila tonnellate di uva vinificata.

Ma come fa la più grande cantina d’Italia ad essere sostenibile?

“La sostenibilità fa rima con responsabilità, le imprese non sono corpi estranei sono inserite nella società, nell’ambiente e nell’economia” afferma il Presidente del Gruppo Carlo Dal Monte, che sottolinea la volontà dell’azienda di voler dare visibilità a fattori importanti, presentando al pubblico il bilancio di sostenibilità.

Un bilancio di sostenibilità basato sugli obiettivi ONU 2030, delineati per uno sviluppo sostenibile del pianeta, e che il gruppo ha cercato di fare propri, partendo da lontano e puntando a costruire un’azienda in piena economia circolare.

Come funziona l’economia circolare Caviro

gruppo caviro

Solo un’azienda che si autoalimenta può essere sostenibile, e Caviro lavora da anni per perseguire gli obiettivi di autosufficienza energetica raggiunti dopo grandi sforzi ma anche grandi risultati.

Il settore vinicolo è un settore ricco di scarti, scarti che si possono riutilizzare in molteplici modi, e da questi si possono estrarre prodotti o energia per far funzionare il sistema esattamente nell’ottica di circolarità aziendale.

Il processo di produzione del vino lo conosciamo tutti, in seguito alla vendemmia, esattamente dopo che l’uva viene raccolta e portata alle cantine sociali e viene trasformata in mosto, il mosto diventa vino e una volta che la vinificazione è terminata viene portato nella cantina principale, dove viene raffinato e poi imbottigliato. Ecco da questa trasformazione rimangono molti scarti che l’azienda negli anni ha cercato di riutilizzare.

In primis rimane la vinaccia, ovvero la buccia dell’uva, un residuo vivo che contiene moltissimo materiale organico, da cui si estraggono dapprima i vinaccioli (i semi dell’uva), importanti per l’industria farmaceutica e molto usati in cosmetica per creare degli oli essenziali; e in secondo luogo dalla vinaccia si estraggono nell’ordine:

  • Alcol
  • Acido tartarico (un materiale molto importante per l’industria cosmetica e farmaceutica)
  • Enocianina (colorante naturale rosso, molto apprezzato dall’industria alimentare)
  • Polifenoli

Una volta che il mosto è vinificato la materia più pesante solida del mosto si sedimenta e viene filtrata in un altro sottoprodotto: la feccia, da cui si ricava acido tartarico, un acido organico naturale contenuto nella feccia di vino e che trova impiego in numerosi ambiti industriali (alimentare, farmaceutico, edilizio, enologico e chimico).

Finita la vendemmia la vigna viene potata e i tralci, i rami e le foglie, anch’esse vengono ritirate da Caviro per ricavarne fertilizzanti e per ricavarne soprattutto energia, infatti l’azienda depura i reflui agro-alimentari e produce biogas utilizzato sia per generare energia elettrica che biometano avanzato per autotrazione. Il prodotto organico infatti viene inserito e digerito da microorganismi, e la digestione producendo biogas e biometano, produce un’energia perfettamente autorinnovabile, ovvero un metano di origine perfettamente naturale.

Quando la digestione è completata rimane un materiale che viene ricombinato con fertilizzanti naturali, scarti e falci e viene restituito ai soci. Torna così alla terra in perfetta economia circolare.

Questo è il sistema che permette di rendere sostenibile tutto questo processo, sostenibile dal punto di vista economico, sostenibile per il territorio e per l’ambiente perché le emissioni sono tutte di origine naturale.

Progetti futuri

caviro-stabilimento-Forli

Ogni azione è il risultato di un’intensa attività di ricerca ed impegno, un lavoro di squadra che ha da sempre puntato alla riduzione dell’impatto ambientale in ogni passaggio della filiera senza dimenticare quelli successivi alla realizzazione del prodotto.

Un processo che non si ferma qui, perché Caviro dopo aver raggiunto la piena autosufficienza energetica vuole puntare alla riduzione dell’impatto ambientale puntando ad una rivoluzione nel mondo del trasporto del prodotto, intensificando il trasporto navale e quello ferroviario, puntando alla riduzione dell’impatto dello spreco dell’acqua e come terzo ed ultimo obiettivo, ma non meno importante, quello di aumentare la sicurezza sul lavoro, lavorando ai fianchi dei soci per promuovere cultura e autoresponsabilizzazione.

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