Gru dell’ex Ilva trascinata in mare dal vento, disperso un operaio a Taranto

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Una gru viene trascinata in mare a causa delle forti raffiche di vento e un uomo è ora disperso: succede all’ex Ilva di Taranto, già continuamente sotto i riflettori per le sue condizioni di sicurezza, dove intorno alle 19 di mercoledì 11 luglio una rovinosa tromba d’aria si è abbattuta provocando ingenti danni, mentre un operaio gruista risulta tuttora disperso.

Come si legge nella nota di ArcelorMittal Italia l’operaio è stato dato per “disperso dalle ore 19.30 mentre lavorava nella cabina della gru DM5 operante sul quarto sporgente dello stabilimento ArcelorMittal Italia di Taranto”. Le ricerche sono riprese solo stamattina.

Intanto, la Procura di Taranto ha subito aperto un fascicolo di inchiesta sull’incidente: secondo quanto si è appreso, l’uomo si trovava nell’abitacolo della gru sul quarto sporgente dello stabilimento nell’area portuale ed era da solo. Su posto sono ancora al lavoro i vigili del fuoco, i sommozzatori, la polizia e il personale della capitaneria di Porto.

La tragedia è purtroppo molto simile a quanto si verificò nel novembre del 2012, quando, sempre nella stessa area dello stabilimento, per il passaggio di un tornado si staccò la cabina di comando di una gru nella quale era al lavoro un operaio di 29 anni, Francesco Zaccaria. Il giovane rimase intrappolato nella cabina scaraventata in acqua e non si salvò. Anche questa volta, le eccessive raffiche di vento hanno fatto spezzare un pezzo del braccio della gru, facendo precipitare in mare l’operaio.

“È passato solo un giorno dall’incontro con il ministro Di Maio, al quale abbiamo denunciato la gravissima situazione dello stabilimento di Taranto e oggi piangiamo un altro giovane dipendente ucciso sul lavoro nello stabilimento tarantino. E accade esattamente nella stessa postazione, una gru, che nel 2012 aveva ucciso un altro lavoratore. La gru è stata ricostruita ma con le medesime gravi mancanze di quella precipitata in mare nel 2012. E oggi ha ucciso Mimmo Massaro”, dice Sergio Bellavita per l’Usb, che continua: “la fabbrica è da chiudere, è chiusa da oggi. Siamo vicino ai familiari e ai cari del lavoratore ucciso, chiamiamo i lavoratori e la città ad una mobilitazione straordinaria. Liberiamo Taranto dai veleni. Chiudiamo lo stabilimento ex Ilva”.

È l’aspro commento che arriva a margine della vicenda da una delle sigle sindacali. Quella dell’ex Ilva è una storia brutta e contorta: da acciaieria più grande d’Europa al luogo della incapacità tutta italiota di gestire una industrializzazione alla fine solo caotica e approssimativa.

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